Rotonde che non arrotondano: quando la taglia 42 è il CV più ambito

Per arrivare alla tanto temuta fine del mese, non è raro al giorno d’oggi prestare occasionali servizi lavorativi. Questi, spesso affiancati a un impiego più stabile o accostati gli uni agli altri sino a garantire una fonte abbastanza sicura di reddito, costituiscono una vera e propria giungla dove sgomitano dogsitter, babysitter a domicilio, hostess alla sagra del tortellino, pacchettiste per una settimana, responsabili delle pulizie e assistenti per tutti i gusti.

Molti interrogativi attanagliano chi ai lavoretti si approccia per la prima volta; tra essi, puntuale e beffarda, spunta sovente una grande verità: per sbarcare il lunario puoi arrotondare, ma di certo non essere rotonda! Si evince da annunci come il seguente, scovato in prima persona qualche tempo fa e per il quale, a una prima lettura, pensavo di essere idonea. «Cercasi hostess per inaugurazione nota etichetta vinicola»: fin qui, tutto bene. «Orario 10-18, con pausa»: condizione altrettanto accettabile. «Richiesta conoscenza lingua inglese»: ragionevole, vista la presenza di turisti. «Conoscenza base delle principali proprietà organolettiche»: più che giusto, dato l’ambito per il quale ci si propone. Proseguendo nella lettura dell’annuncio, simile a quelli che abbondano su social network e siti di compravendita, mi è sembrato di avere tutte le carte in regola per ottenere il posto. Almeno, prima di imbattermi nella voce «bella presenza». Mi sono chiesta come si faccia ad autodefinirsi brutte abbastanza da rinunciare a un’ambizione. Sicura che il peggio fosse passato, comunque, sono arrivata poco dopo alla ciliegina sulla torta: «Taglia massima 42».

Annunci simili suscitano, purtroppo, ben poco scalpore. Né c’è da meravigliarsene, considerati i requisiti con i quali ci troviamo perennemente a confrontarci a discapito delle qualità maturate tra studi o esperienze pregresse. In netta contraddizione con una serie di leggi in vigore e con qualsiasi rispetto della libertà individuale, infatti, spesso sono i numeri, e non le competenze, a fare la differenza davanti alla possibilità di essere scelte o rifiutate: che sia per largo o per lungo (anche l’altezza diventa talvolta una limitazione), ci sono termini massimi e minimi che a quanto pare risultano ancora insuperabili.

Non a caso, come testimoniato da un sondaggio ISTAT del 2016, l’età in cui si riscontrano più ricadute in disturbi alimentari quali l’anoressia o la bulimia si è velocemente abbassata dai 15 ai 9 anni. Secondo alcuni studi psicologici, la ragione principale è da ascriversi alla cosiddetta «società del narcisismo» e, come se non bastasse, questo reticolato di cause ed effetti, in cui la flebile personalità delle nuove generazioni diventa vittima del condizionamento sociale al punto da sviluppare una malattia, è un fenomeno in espansione non solo per il genere femminile, ma anche per quello maschile. Eppure, al di là di rari contesti controllati (come quello di hostess e steward), in cui ogni requisito si basa su un’effettiva necessità (ottima capacità visiva e un’altezza minima di 170 cm per motivi di logistica strutturale legati al luogo di esercizio), sono ben poche le parole spese nei confronti delle feroci richieste insidiate nelle collaborazioni una tantum.

Si tratta quindi di un argomento spinoso e quasi “fantasma”, che va dissolvendosi nel nulla non appena si tenta di fare luce sull’argomento con dati plausibili e concreti. Sul Web stesso, inserendo parole chiave come «promoter» o «responsabile di stand», si trovano rimandi a valanghe di annunci di cui solo in parte si riesce a risalire alla fonte, mentre non esistono né indagini, né statistiche, né studi su un fenomeno sempre più vasto e incontrollato: solo copiosi approfondimenti sul nostro essere schiavi e schiave dell’immagine, che tuttavia non ne indagano le origini sociologiche e antropologiche. In altre parole, vengono condotte ricerche sulle prede senza considerare gli sciacalli che ne divorano le carcasse. Piccoli e nascosti, i predatori arrivano quando la iena-moda o la iena-TV ha già consumato buona parte del pasto. Ed ecco che intanto, pur avendo appena messo piede nel 2020, una taglia è ancora in grado di tagliarci fuori.

In attesa di criteri di selezione più ragionevoli, sembra non ci resti che pensare a salvaguardare la nostra dignità, continuando ad ampliare il nostro curriculum ed evitando di tenere conto di certi assurdi limiti legati all’aspetto fisico. Motivo per cui io, nel frattempo, per la posizione trovata tramite quell’annuncio online, mi sono candidata lo stesso!

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