Una riflessione sul tema del corpo attraverso quattro consigli di lettura

Durante le vacanze di Natale un amico è venuto a trovarmi e mi ha chiesto di consigliargli un libro sul tema del corpo, così gli ho parlato di alcuni romanzi che ho amato negli ultimi anni. Li ho appoggiati sul tavolo, abbiamo commentato certi passaggi che avevo sottolineato e la conversazione è decollata: dopo qualche minuto ci stavamo confrontando su questioni legate alla corporeità, domandandoci per esempio se, oltre alla complessità dei tessuti e alla collaborazione continua degli organi, esista un’anima nata prima del corpo e destinata a sopravvivergli, o se il nostro essere nel mondo si esaurisca nella tenacia della contrazione cardiaca e nell’attività incessante del sistema nervoso.

Viviamo in un’epoca ossessionata dalla corporeità – basti pensare alla determinazione con cui ci impegniamo per ottenere un fisico attraente, all’esposizione continua di corpi modificati fino all’assurdo sui media o all’interesse per i dettagli delle malattie altrui –, eppure, nonostante la fisicità sia un tema cruciale nelle nostre vite, il corpo viene spesso considerato un semplice guscio – possibilmente sano, bello, desiderabile –, e raramente pensiamo a ciò che contiene o all’impatto che un cambiamento della nostra persona fisica come perdere la vista, l’udito o la possibilità di camminare avrebbe sulla nostra vita. Forse però, dato che possedere un corpo fatto di ossa, muscoli, vasi e nervi è una delle poche certezze che abbiamo, riflettere su cosa siamo davvero e spingere lo sguardo tra le crepe di un sistema che ci induce a pensare al corpo solo come scatola di pelle da rendere il più vicina possibile a un canone estetico dettato da altre persone dovrebbe essere, se non un’esigenza, almeno un desiderio che di tanto in tanto si manifesta, magari con l’inquietudine che caratterizza ciò che non possiamo conoscere fino in fondo.

I romanzi che avevamo sul tavolo quel pomeriggio fanno nascere proprio questo bisogno di ricerca e di profondità. Non danno risposte – nessun libro potrà mai sciogliere i dubbi sull’esistenza dell’anima o sui misteri del corpo –, ma sollevano domande. Di fronte a noi c’erano principalmente romanzi di scrittrici italiane contemporanee: Alessandra Sarchi, Simona Vinci, Rosella Postorino e Giorgia Tribuiani, autrici che raccontando storie diverse ma accomunate da una particolare attenzione al corpo danno degli spunti – a volte anche inquietanti o imbarazzanti – per considerare il guscio da prospettive nuove. Con La notte ha la mia voce (2017), per esempio, Alessandra Sarchi invita a riflettere sulla disabilità come condizione che potrebbe un giorno riguardare chiunque di noi, su come cambia la percezione dell’io in seguito a una mutazione radicale della propria situazione fisica e sul concetto di voce, aspetto che, pur rappresentando la parte più disincarnata di una persona, la caratterizza in modo inequivocabile.

A partire dal romanzo d’esordio Dei bambini non si sa niente (1997), storia di un gruppo di preadolescenti che scopre il sesso e il proprio corpo in modo disturbante, passando per la raccolta di racconti In tutti i sensi come l’amore (1999), popolata da individui alle prese con pulsioni animali come la fame e il sesso, oppure con desideri più assoluti e folli come l’amore, e giungendo al capolavoro La prima verità (2016), romanzo sul disagio mentale in cui i corpi diventano specchio di un’interiorità oscura e insondabile, anche Simona Vinci fa della corporeità uno dei suoi temi principali. Altro romanzo recente in cui il corpo assume un ruolo centrale è Le assaggiatrici  di Rosella Postorino (2018), autrice nella cui produzione i corpi rappresentano da un lato confini invalicabili e gabbie da cui è impossibile uscire, dall’altro l’unica possibilità di contatto e di conforto tra esseri umani. Alla fine il mio amico ha comprato Guasti, l’esordio di Giorgia Tribuiani (2018), storia di un lutto particolare e della sua difficile elaborazione: come reagiremmo se la persona che amiamo morisse, ma il suo corpo, invece di essere sepolto, venisse plastilinato ed esposto in una mostra di cadaveri come un’opera d’arte o un animale da circo?

Ognuno dei libri citati costringe a interrogarsi su questioni diverse, eppure sono tutti testi che indagano il corpo con profondità straordinaria e invitano a un confronto con gli aspetti meno rassicuranti dell’involucro che abitiamo dall’utero alla tomba. Romanzi a volte conturbanti, ma che dànno la scossa tipica dalle verità sui lati più segreti del nostro essere.

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