Il caso della Bee influencer tra entomofobia ed entomofilia

Una nuova star sta spopolando sui social e ha addirittura superato la soglia di 150.000 follower, che possono ora ammirarla mentre sorseggia un drink a bordo piscina o mentre è intenta a dipingere un capolavoro su tela. Quest’accanita rivale di Chiara Ferragni è la Bee influencer, che, condividendo i momenti più belli della sua giornata su Instagram, riesce a incantare chiunque con le sue eccezionali abilità e il suo fascino. Parliamo davvero dell’animaletto di cui lamentiamo non solo il ronzio, ma persino l’esistenza?

Ebbene sì: il curioso profilo di Bee è stato aperto dalla Fondation de France (FDF) al fine di raccogliere fondi da stanziare per il sostentamento della produzione apistica europea, dopo il lancio una campagna di sensibilizzazione riguardante la progressiva decimazione delle api. Se oramai il giudizio umano è offuscato dalle notizie circolanti sui social network, la nostra apetta preferita non poteva che farsi furba e sbarcare sul Web per diventare portavoce della necessità di un’attenzione più sentita al problema. Proteggendo le api, infatti, non facciamo altro che mettere al sicuro il nostro pianeta, salvaguardando un enorme risorsa economica della natura che frutta all’Unione Europea parecchi miliardi di euro. Ma andiamo con ordine.

Le api sono insetti appartenenti all’ordine degli Imenotteri, così come le formiche e le vespe. Il segreto del loro successo è riconducibile alla loro «eusocialità» (secondo la definizione di Suzanne Batra), basata su una rigorosa suddivisione dei lavori affidati ad esemplari diversi della stessa colonia, ciascuno con peculiarità morfologiche evidenti. Le regine hanno il compito esclusivo della riproduzione e, per determinazione genetica, sono destinate ad assumersi la responsabilità di garantire la sopravvivenza della specie, motivo per cui sono le uniche a essere ipernutrite con la pappa reale (sostanza secreta dalle ghiandole faringee delle api operaie). In contrapposizione alla casta delle regine, le api operaie vengono rese sterili dai feromoni emessi dall’ape regina, pur essendo indispensabili per il funzionamento di questo super organismo sociale. Sono infatti impegnate nelle attività di cura della prole (reale, ovviamente), nella costruzione del nido e nel rifornimento delle risorse alimentari.

Conseguentemente all’adattamento, l’ape regina presenta un ovopositore modificato, cioè il tanto temuto pungiglione, che tuttavia viene impiegato soltanto come meccanismo di difesa. La sostanza infiammatoria responsabile dell’effetto pruriginoso della sua puntura è invece l’istamina contenuta nella saliva rilasciata dall’insetto, sebbene il rischio più serio dopo una puntura consista nella possibilità che la saliva trasmetta dei patogeni sulla vittima animale, o che induca le piante di cui si nutrono le specie fitofaghe a sviluppare delle patologie. Tuttavia, a differenza di ciò che potremmo pensare, solo il 5% degli insetti è dannoso per l’essere umano: rispetto al totale degli insetti abitatori del nostro pianeta, sono davvero esigui gli esemplari vettori di malattie o che infestano le nostre derrate alimentari.

Non a caso, i dirigenti del polmone verde di Milano, a seguito di una massiva decementificazione del Parco Nord, hanno deciso di creare un’autostrada fiorita per le api per ripristinare il loro habitat naturale e garantire il recupero di molte specie di piante coltivate e spontanee. L’impollinazione, infatti, ha un’importanza incommensurabile non solo in vista della produzione del nettare degli dèi, ma anche per la sopravvivenza di svariate piante. Quest’ultima viene messa a rischio dai cambiamenti climatici, dall’abuso di agro-farmaci nelle coltivazioni e, per quanto incredibile appaia, dalle onde elettromagnetiche emesse dai nostri smartphone, che disturbano i loro sistemi di comunicazione. Di conseguenza, nel settore dell’agricoltura si arrivano a registrare perdite fino all’80% della colonia, che collassa perché non tutte le api riescono tornare ai loro alveari.

Forse a stimolare la nostra avversione irrazionale nei loro confronti sono i nostri complessi di inferiorità, dato che le api sono esseri migliori di noi in termini di prolificità, capacità di resistenza alle pressioni selettive e maggiore attitudine alla differenziazione, anche in ambienti piuttosto proibitivi, eppure, come la Bee influencer e numerosi studi al riguardo ci insegnano, sta diventando sempre più controproducente per interi ecosistemi assumere un atteggiamento di odio e di paura generalizzato verso chi, dal suo canto, aiuta quotidianamente il nostro pianeta.

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