«Svegliatevi!», ovvero la funzione della cultura contro la paura

È mattina presto in una città dell’Emilia. Il silenzio avvolge le mura dei palazzi e l’aria è rarefatta. Un cigolio inarrestabile e stridente echeggia tra gli spazi vuoti dei portici. Olmo trascina un calesse. Non è solo. Dietro di lui, avanza una piccola processione vestita di nero, con la testa china verso il basso per rispetto più che per disperazione. Davanti Anita, sporca di fuliggine e rosa dalla rabbia, recita una litania incessante e cadenzata: «Decimo Bonatti, di anni 78, bracciante dall’età di anni 8, sfruttato dai padroni, ammazzato dai fascisti».

«Svegliatevi!», la interrompe lui, guardandosi intorno esterrefatto. Le finestre delle case sono ancora tutte chiuse, neanche un’anima ha intenzione di affacciarsi. Il cigolio continua, ma il corteo si ferma. Tra i singhiozzi, un’anziana getta un’occhiata rammaricata all’interno del carro annerito. Lì, tutti rannicchiati, stanno i corpi carbonizzati di compagni e compagne di lavoro, che si trovavano nella sede del partito quando era stato appiccato il fuoco. Stavano imparando a leggere e scrivere il proprio nome, quello che adesso Anita ripete per le strade perché tutti lo conoscano.

Così si avvia ai titoli di coda 900, film drammatico del ‘76 sulla storia sociale e politica dell’Italia della prima metà del XX secolo, con il quale il regista Bertolucci, partendo da un’idea sessantottina, desiderava cambiare il mondo. I cadaveri carbonizzati trasportati da Olmo e Anita per le strade, perché la gente li vedesse a testimonianza di un’ideologia e delle sue molteplici varianti, giacciono oggi sotto forma di inchiostro e carta stampata nelle stanze annerite de La Pecora Elettrica. Libreria antifascista del quartiere romano di Centocelle, quest’ultima è stata data alle fiamme il 6 novembre 2019, alla vigilia della riapertura. Già il 25 aprile i titolari erano stati costretti a chiudere per lo stesso motivo: una bomba carta infilata sotto la serranda, un computer sparito, i libri ridotti in cenere e poltiglia.

Una ritorsione per disturbo allo spaccio è stata la probabile motivazione. La libreria, aperta fino a tarda notte, avrebbe infatti costituito un ostacolo per qualche pusher locale, dando fastidio a causa del via vai in ore cruciali per la vendita di sostanze stupefacenti. Ad oggi la matrice politica risulterebbe esclusa, ma le cose resteranno come sono: La Pecora Elettrica non riaprirà più. In una società in cui ormai risulta più facile voltarsi dall’altra parte e fare finta di nulla, dove alla protesta riesce impossibile affiancare la proposta e in cui alle nuove generazioni vengono imputati peccati di ignavia e di assoluta estraneità alle infinite ingiustizie del mondo, una libreria, contenitore di cultura per eccellenza, gestita da persone giovani per persone giovani, è stata incendiata perché dava fastidio e sembra quasi che sia stato giusto così.

La Pecora Elettrica, d’altronde, era sorta con l’intento di creare una comunità attiva e consapevole, nella prospettiva che il primo passo per risolvere un problema consistesse nell’accertarsi della sua esistenza e il secondo, quello più deciso e segnante, nel combatterlo cercando di comprenderlo. Quando subentra la conoscenza non si ha più paura: a questo serve la cultura. E, se per avere coraggio bisogna infastidire, disturbando la malavita e chi ne fa le veci, ben vengano il frastuono e la bile di chi odia: chi vive a Centocelle non teme più nulla. All’indomani dell’incendio, un corteo di duemila persone ha invaso l’intero quartiere, stavolta non calessi cigolanti né con volti rannicchiati in drappi scuri, bensì con luci dappertutto e migliaia di cartelli a forma di pecora, per ricordare all’intera comunità che «La Pecora Elettrica siamo tutti noi».

«Non viviamo questa scelta come una sconfitta: il lavoro svolto, di cui siamo molto orgogliosi, in due anni e mezzo di apertura, ha messo in moto energie nuove e nuove progettualità che non andranno disperse», così si legge non a caso sul sito internet della libreria. Si tratta di una considerazione che dovremmo tenere sempre a mente, perché predicare la cultura ci aiuta a vivere meglio. Bisogna declinarla come più ci piace e, quando diventa necessario, trasformarla non per passare sotto le forche della sconfitta, quanto piuttosto per riorganizzarla e consolidarla. Per aprire le finestre, guardare giù in strada e urlare «Svegliatevi!» a chi ancora sta dormendo.

Sitografia:
Ugolini C., Bernardo Bertolucci,”Questo Novecento quarant’anni dopo: un omaggio alla cultura contadina”, (URL consultato l’ultima volta in data 22/12/19)
Corriere.it, I cento film italiani da salvare, (URL consultato l’ultima volta in data 22/12/19)
Del Frate E., La Repubblica, Roma, la Pecora Elettrica non riaprirà. “Ma non è una sconfitta” , (URL consultato l’ultima volta in data 22/12/19)

Un pensiero su “«Svegliatevi!», ovvero la funzione della cultura contro la paura

  1. Brava la nipotina. Non farti distrarre troppo, però. Avrai tempo e modo per dimostrare che sai studiare ma anche interessarti delle cose del mondo. Baci.

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