“Un Fatto Umano” di Giuseppe Parisi, la nuova frontiera dell’antimafia

Cosa fa più paura, la parola mafia o la realtà che essa rappresenta? Perché diventiamo vittime di mutismo selettivo quando, durante una chiacchierata al bar, confrontandoci con chi lavora con noi o durante il pranzo della domenica, la mafia è uno dei possibili argomenti di discussione? Al riguardo ci sarebbero tante cose da dire. Tante cose da raccontare. E queste storie, pur contenendo immagini di terrore o scene da film horror, non contemplano mostri o chissà quali creature orripilanti, ma solo persone: uomini e donne come noi, con addosso i vestiti che indossiamo noi, nei posti che frequentiamo anche noi. Talvolta abitano perfino nella porta accanto, a nemmeno cento passi di distanza. Come mai, allora, si scatena una reazione paralizzante di fronte a chi, nonostante abbia fatto delle scelte controverse e dalle conseguenze abominevoli, è apparentemente come noi?

La risposta, o almeno una delle tante possibili, la si potrebbe trovare nella risonanza mediatica dirompente causata da fiction, serie TV e film, i quali hanno dato un’immagine del fenomeno e delle personalità chiave della criminalità organizzata, per quanto estremamente fedele, caratterizzata da una sfumatura fortemente pericolosa. Sul grande e piccolo schermo, infatti, la mafia è ritratta come una forza inarrestabile, capace di travolgere ogni aspetto della quotidianità, e chi ne diventa adepta sembra lottare eroicamente contro un sistema cattivo e ingiusto: non viene perdonato nessun tradimento, si dimostra magnanimità verso chi chiede un favore e si ha la profonda determinazione di inseguire certi obiettivi, togliendo di mezzo a qualsiasi costo chiunque sia di intralcio.

Le cose, tuttavia, non stanno davvero così. L’invadenza eccessiva dei mass media, unitamente alla diffusione di una mentalità assimilabile al pensiero mafioso in diversi contesti del vivere civile, ha contributo a instillare nella vita di una cittadinanza onesta, benché indifesa, l’idea della mafia come di una realtà impossibile da estirpare. Eppure, basterebbe fare una piccola breccia nel muro dell’omertà per riuscire a vedere la mafia come realmente è: un fatto umano che, come tutti gli altri, ha un inizio e avrà anche una fine. Ad averlo capito e testimoniato con i mezzi a sua disposizione è stato di recente Giuseppe Parisi, giovane attore teatrale paternese classe 1999, che nel novembre 2018 ha esordito al Piccolo Teatro Città di Paternò con un monologo da lui scritto, diretto e interpretato. Il titolo della pièce, non a caso, è Un Fatto Umano, a ripresa della famosa espressione coniata dal magistrato Giovanni Falcone rimasto ucciso nella strage di Capaci.

«Il progetto è nato nell’aprile 2018 e si pone come obiettivo primario quello di trasmettere alle nuove generazioni la voglia di conoscere e di studiare la realtà dell’antimafia. Spesso, infatti, chi ha la mia età parla di mafia con superficialità, basandosi sull’immagine distorta che trasmette la TV. La Sicilia non è solo Riina, Provenzano o Badalamenti, ma soprattutto Falcone, Borsellino, Impastato, il generale Dalla Chiesa e chi ha dato la vita per una terra che, ancora oggi, soffre di un grande male. Purtroppo, però, la gente vive con paura. La parola mafia fa paura. E non si può combattere un male se si ha paura. Con il mio piccolo contributo ho quindi cercato di lanciare un appello parlando di mafia nel miglior modo possibile, cioè senza temerla. Sensibilizziamo le nuove generazioni, diamo speranza a chi ne è vittima e gridiamo in faccia a chi fa finta di nulla che la mafia è una montagna di merda. Soltanto così potremo vincerne l’oppressione, perché la lotta alla mafia non è che una battaglia in difesa della libertà e dignità di ogni singolo individuo».

Queste le dichiarazioni del giovane, in grado di testimoniare una verità fondamentale: combattere contro il fenomeno mafioso non è una virtù concessa a poche persone elette ed eroiche. Chiunque di noi è in grado di dire no attraverso la propria vita, il proprio lavoro e la propria vocazione in ogni ambito del sociale, che sia in un teatro o in un qualsiasi altro luogo pubblico e privato. E, se la mafia è un fatto umano che avrà la sua fine, l’antimafia è l’essere umano che con le sue qualità decide di dire basta.

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