Strani avvistamenti in città, storie sospese tra fantasia e realtà

Oggi voglio raccontarvi una vicenda di quelle talmente esilaranti da fare piangere. La storia inizia con una studentessa universitaria che, non appena uscita dal dipartimento, esausta per i ritmi stressanti della giornata, inizia a dubitare della sua sanità mentale. Avvista delle macchine parcheggiate nelle aiuole spartitraffico e crede, o piuttosto spera, che si tratti di un’allucinazione.

È universalmente noto che la teoria della generazione spontanea, basata sulla nascita di organismi viventi da materia non vivente, venne confutata definitivamente dagli esperimenti di Francesco Redi (1668) e Lazzaro Spallanzani (1765), ma che cosa sappiamo del principio esattamente opposto a questa credenza diffusa nell’antichità? E se, di contro, fosse possibile la generazione di oggetti inanimati da elementi naturali? La dura verità, però, va ben oltre queste assurde supposizioni e neanche un’anima prenderebbe sul serio una studentessa presentatasi al counseling psicologico, perché fermamente convinta che le macchine crescano sugli alberi. In effetti, la logica comune giustificherebbe il gesto di chi guidava questi veicoli e che con fierezza poteva dire di avere vinto la sanguinosa guerra al parcheggio, proclamandosi non colpevole e non responsabile della situazione di assoluto caos stradale, decisamente all’ordine del giorno.

Non hanno neppure lasciato la macchina in doppia fila, né hanno bloccato il traffico. Che problema c’è? «È tutto normale», diremmo con la nostra frase classica. Il modo in cui si è ovviato al problema dello squilibrio numerico tra parcheggi disponibili e automobili è davvero notevole: è sinonimo di lucidità di pensiero, di mentalità aperta e, soprattutto, frutto di un adattamento passivo della specie. Tuttavia, sono ormai svariate le applicazioni delle pratiche di miglioramento genetico e altrettanti gli obiettivi che queste, adattate alle esigenze dell’essere umano, mirano a raggiungere. Lo sviluppo tecnologico ci ha già permesso di identificare nelle più note varietà vegetali i geni responsabili per i diversi caratteri di maggiore interesse agronomico. Se il genome editing (correzione genetica) ci offre la possibilità di rendere questi prodotti agricoli più appetibili sul mercato e soddisfare richieste via via crescenti, forse non sarebbe così folle pensare che l’innovazione stia continuando a fare il suo corso, investendo su ricerche scientifiche che siano funzionali a ciò che si considera quasi come un bene primario: le autovetture. Una via talmente impraticabile che sembra delineare la trama di un nuovo film di fantascienza.

Starete pensando che solo una squilibrata potrebbe rimuginare su riflessioni del genere e, di fatto, non posso darvi torto. Del resto, l’unica cosa di cui si può avere certezza della germinazione è il seme dell’inciviltà. Darwin descrisse il processo di evoluzione della specie attraverso la selezione naturale, secondo cui solo gli individui con una buona capacità adattativa possono godere del privilegio di vivere serenamente la loro vita. Se provassimo ad analizzare la questione sotto un profilo psicologico, ciò risulterebbe avere un lato negativo, sfociando in una perdita della consapevolezza delle nostre azioni, come se non ci fosse più libertà di scelta, sebbene si tratti di un’accettazione ben diversa dalla rassegnazione. Sono conscia del fatto di avere delirato a sufficienza, eppure, in questo momento, non possono non tornarmi in mente le parole che Lewis Carroll fece pronunciare al suo Cappellaio Matto per metterci in guardia dai rischi che corriamo quando non riusciamo a vedere la pazzia nella nostra noiosa normalità. Purtroppo la nostra realtà è molto più che noiosa e risulta talmente insostenibile da divenire inattaccabile.

Non è detto che la normalità rientri nella liceità, né tanto meno negli ideali umani di civilizzazione. A mio parere, chiunque ha la piena libertà di autoconvincersi che da un fiore possa sbocciare una marmitta, se la gente che passa non etichetta una macchina parcheggiata sui cespugli di uno spartitraffico come un fatto clamoroso, non vedendola affatto come un’avversione alla normalità.

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