L’altra faccia di Instagram e la teoria della relatività

Nascere nella (sventurata) circostanza di possedere i geni di un carattere timido e riservato può rivelarsi quantomeno complicato. Lo è di certo per entrare nel vivo del discorso, riuscire a sembrare interessante e offrire spunti originali a chi ci sta di fronte, specialmente quando i punti d’incontro sono pochi. È per questo motivo che, quando riesco a calcare un terreno comune tra la mia e l’altrui sfera di interessi, sento un moto di gioia e riesco a trovare finalmente piacere nella conversazione. Ancora meglio se una mia osservazione riesce a carpire l’interesse dell’altra persona.

Un esempio di quest’ultimo caso è capitato qualche giorno fa: con un paio di colleghi si parlava di come cucinare le patate ed è stato lì che ho spiegato che «per ottenere delle patate al forno croccanti, basta precuocerle». Un po’ goffamente ho parlato dei processi chimici responsabili di ciò* e alla fine, con un’occhiata enigmatica, uno di loro mi ha chiesto: «Ma da quando tu t’intendi di cucina?». Ammetto che a quel punto devo avere mostrato qualche vago cenno di esitazione. La risposta è stata (ed è ancora): «Da mai». La verità è che non ho letto nessun manuale gastronomico o di chimica, né una ricetta su Giallo Zafferano, e nemmeno guardato un programma di cucina.

In un mondo superveloce ed esigente, che a stento ci lascia il tempo di dedicarci alle nostre passioni, le informazioni che non ci competono e alle quali non ci interessiamo viaggiano e arrivano a noi in modi inaspettati. E, a dispetto di quanto si pensi e contro ogni previsione, è proprio uno dei social network ritenuti più superficiali e frivoli a nascondere una miniera di informazioni, nonché di risorse intellettuali e culturali di grandissimo spessore: Instagram. Costituiscono ormai una folta comunità i canali di divulgazione in cui da due anni a questa parte ogni giorno vengono condivise svariate conoscenze e si contribuisce ad affinare il pensiero critico di chi segue un determinato profilo. Non si tratta semplicemente di follower, ma di un pubblico al confine con l’amicizia e la colleganza, animato da ammirazione e fedeltà, che ha trovato un nuovo modo di relazionarsi con il mondo della divulgazione scientifica e culturale. Lo fa a modo suo, cioè attraverso uno schermo che spesso desta sospetti, e lo fa attraverso un profilo virtuale su una piattaforma che a volte è ancora ritenuta soltanto una selva di selfie e di piatti da immortalare, senza una vita, né una storia, né uno spessore.

Eppure, tramite storie e post, la comunità si rivolge a un seguito che conta ormai decine e decine di esponenti del mondo universitario (da chi insegna a chi ancora studia) e della ricerca, così come esperti ed esperte dei più svariati campi in costante connessione gli uni con le altre. Si taggano, si interpellano, si scomodano a vicenda e si mettono in discussione, talvolta avventurandosi in territori poco noti, ma restando sempre disponibili a ricevere le correzioni di chi ha più competenze: dalle storie di Scienza in cucina di Dario Bressanini agli “spiegoni” sui cosmetici di Beatrice Mautino (e non solo) e ai più recenti e lucidi aggiornamenti sul Coronavirus di Roberta Villa. Di scienza, con una particolare attenzione all’ambiente e alla natura, parlano anche Barbascura, Ruggero Rollini e Stefano Bertacchi. Dopodiché si discute (e si fa debunking) di nutrizione con Claudia Penzavecchia, Chiara Ferrari, Gabriele Bernardini e Sara Olivieri, mentre per chi ama l’arte medievale c’è Tea Fonzi e per chi gli astri esiste l’ormai famoso youtuber Adrian Fartade. Insieme a loro ci sono numerosi altri utenti pronti a divulgare verità e a sbufalare fake news e credenze popolari, tra cui (e dispiace molto) alcuni illusori rimedi della nonna. Ad accomunare tutti e tutte è sempre il motto «Citare le fonti».

Certo, non basta ascoltare ogni giorno “pipponi” divulgativi per sviluppare una certa competenza, esattamente come non basta avere seguito ogni puntata di Super Quark, o avere rivisto venti volte tutti i video del divulgatore di storia più famoso (quasi a sua insaputa) del Web, Alessandro Barbero, per saperne quanto loro. Tuttavia, questa comunità nuova, fresca, appassionata e disinteressata sta creando una culla sempre più estesa di amanti della conoscenza, di gente curiosa e, soprattutto, di persone pronte a sostenere strenuamente l’importanza di servirsi di fonti affidabili. Posto che lo studio e l’educazione sui libri siano su un altro livello, per ogni volta che viene sostenuta la completa futilità di Instagram, potrebbe esserci un profilo in cui si sta spiegando in diretta la teoria della relatività.

* Bressanini, D., & Torresan, B., La scienza delle verdure: La chimica del pomodoro e della cipolla, Gribaudo, Milano, 2019

2 pensieri su “L’altra faccia di Instagram e la teoria della relatività

  1. E poi c’è chi, come me, tenta di creare un ponte tra divulgatore e cittadino comune, i quali spesso non si capiscono o si ignorano a vicenda fino a quando qualcuno non li unisce 😊
    @la_cacciatrice_di_divulgers

    1. Ciao Pamela.
      Allora in qualche modo sei anche tu una divulgatrice di divulgers. Ho sempre dato per scontato che il percorso che guida il cittadino comune a un divulgatore fosse più o meno casuale, magari coerente con gli interessi della persona, ma mai guidato (ecco un riassunto di quello che è stato il mio percorso). Invece, è verissimo che il tuo intervento può essere cruciale, laddove non arriva il caso. Fai un lavoro prezioso e mi rendo conto di quanto possa essere impegnativo e sfaccettato. Grazie per essere intervenuta e aver incluso questo pezzo, che mi mancava, al puzzle.

      Alessia

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