“Tolo Tolo” di Checco Zalone è o no un film comico?

Sono ormai passati poco più di due mesi dall’uscita di Tolo Tolo, ultimo lavoro del comico pugliese Checco Zalone, al secolo Luca Medici, e questa volta aleggia sul pubblico l’impressione che qualcosa si sia rotto: una sensazione di presa in giro o, peggio ancora, di tradimento da parte di un comico molto amato e seguito in Italia nell’ultimo decennio. Cercando di capire il motivo di tanta delusione, tra i commenti che ho avuto modo di leggere in rete, ascoltare da persone che conosco e soppesare, ne ho trovati di vario tipo, ma tutti riconducibili a un’unica affermazione: «Sono rimasto deluso dal suo modo di trattare certi temi. Ho riso poco o niente e la cosa mi fa rabbia, perché se vedo un suo film mi aspetto che accada».

Chi ha criticato la pellicola perché poco divertente, in realtà, non ha compreso fino in fondo il suo modo di fare satira. Sin dall’esordio sul grande schermo nel 2009, infatti, con la sua comicità irriverente e fuori da ogni schema, l’attore ha saputo ritrarre la mentalità di un italiano medio di circa 40 anni, ignorante eppure dotato di buoni sentimenti, dimostrando così un’ironia pungente, sottile e politicamente scorretta, unita a un’incredibile capacità di trattare questioni scottanti con leggerezza e acume, senza mai scadere nella banalità. Tolo Tolo, invece, ha diviso in due l’opinione pubblica: c’è chi lo considera l’ennesima perla della sua collana filmografica e chi lo etichetta come un ingranaggio mal riposto in un più grande meccanismo, ben lontano dall’atmosfera leggera e scanzonata dei suoi primi lavori.

In effetti, il nuovo film rappresenta un’inversione di tendenza nell’ironia zaloniana. Se volessimo capire la coerenza interna della sua parabola cinematografica, converrebbe forse citare un pilastro della letteratura italiana del Novecento, ovvero Luigi Pirandello. Una riscrittura del suo saggio L’Umorismo, infatti, avrebbe oggi come possibile sottotitolo (se non addirittura come intero capitolo) In riferimento all’arte di Checco Zalone. Ciò chiarirebbe dunque l’equivoco: Tolo Tolo è una storia umoristica, non comica, la cui trama è stata costruita sulla tecnica dell’avvertimento e del sentimento del contrario. Non più vicende volte a sdrammatizzare sulla grande recessione come in Quo vado o in Sole a catinelle, né riflessioni sul rapporto con le nuove generazioni e con relazioni amorose di una certa apertura, bensì una vicenda in cui già dal trailer di lancio si criticano apertamente e con sagacia i luoghi comuni associati a chi emigra dall’Africa:

Con uno stile completamente rivisto, senza tuttavia tradire la spontaneità del personaggio, dunque, la sceneggiatura non lascia più spazio all’irriverenza e a un tono beffardo, evolvendosi e acquisendo uno sguardo più cinico e corrosivo sulla realtà, senza suscitare una risata facile e suggerendo, piuttosto, una riflessione chiaramente sarcastica. A differenza di Cado dalle nubi, nel quale un cantante dal dubbio talento si trasferisce dalla Puglia a Milano e cerca di affermarsi tra pregiudizi riferiti alla comunità omosessuale e a chi viene dal Mezzogiorno, o di Che bella giornata, in cui la critica è contro il bigottismo cattolico e islamico, a essere evidenziata è così la faciloneria di certa popolazione nostrana attraverso il viaggio compiuto dall’immigrato Checco dall’Africa all’Italia.

Il tragitto viene scandito da frequenti “attacchi di fascismo” del protagonista, inseriti in una cornice da filmati d’epoca (colorazione in bianco e nero, effetto pellicola e voce del Duce in sottofondo), che suonano come uno sberleffo verso chi ha ancora nostalgia del regime mussoliniano. Dopo essere stato soccorso da una ONG, il gruppo di migranti deve poi affrontare l’ostacolo peggiore: il temibile sorteggio dello smistamento in Europa, sotto la guida di uno Zalone che spera di non finire nel (si fa per dire) Belpaese. Infine, la funzione pedagogica della pellicola è affidata al grottesco caso della cicogna strabica, con cui si cerca di dare una spiegazione surreale al motivo per cui si nasce in parti più o meno “giuste” del mondo.

Tutto molto divertente… O no? «Non ci fermiamo alle apparenze, ciò che inizialmente ci faceva ridere adesso ci farà tutt’al più sorridere», sosteneva il grande drammaturgo siciliano, chiudendo il cerchio con un valido spunto per chi volesse rivedere Tolo Tolo, stavolta nella sua chiave più autentica.

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