La trappola delle convinzioni secondo la scienza, dalle scope al terrapiattismo

Aprendo i nostri canali d’informazione nelle ultime settimane, abbiamo avuto l’impressione che le notizie rigurgitassero solo comportamenti fanatici. La viralità delle manie sta infatti divenendo decisamente più rischiosa e aggressiva rispetto al contagio del Coronavirus, tant’è che la Broomstick Challenge, partita da Tik Tok il 10 febbraio per poi migrare con un sorprendente effetto tampone sugli altri social, è riuscita a placare momentaneamente la passione matta per Amuchina e mascherine.

Così, gli schermi dei nostri smartphone sono stati invasi per giorni da foto di scope e scopettoni, specialmente nel caso di persone nostalgiche di Fantasia che ne hanno visto un’occasione unica per interpretare Topolino, giovane apprendista dello stregone Yen Sid, indossando il cappello magico e imitando la scena del film d’animazione del 1940 nel muovere le mani con fare teatrale, per infondere vitalità a un bastone. Il sipario, in ogni caso, si è chiuso prima del previsto e il trucco è stato svelato. Improvvisatosi virologo per un giorno, comunque, il popolo del Web si è scatenato con questi test di lievitazione finché non è stato stroncato dalla comunicazione ufficiale della NASA. L’ente americano, chiamato scorrettamente in causa, è stato costretto a smentire la fake news sull’equilibrio delle scope dovuto all’effetto di una particolare inclinazione della Terra che si ripete solo una volta ogni 3500 anni. È stato deludente scoprire che si trattava di un fenomeno fisico di costante validità, probabilmente già comprovato da chi convive ogni giorno con le manie della pulizia.

Mentre questa ridicola situazione iniziava a smontarsi, però, la comunità internazionale si è imbattuta in un’altra notizia perfetta per suscitare nuovo scalpore: «Lo stuntman 64enne si è lanciato dalla rampa di un camion nel deserto californiano con un razzo fai-da-te, ma qualcosa è andato storto e il paracadute si è staccato un secondo dopo il decollo, facendolo precipitare al suolo», ha scritto la Repubblica in merito alla morte di Mike Hughes, avvenuta il 22 febbraioScience Channel, presente durante l’accaduto per sostenere il terrapiattista nel suo progetto, ha subito provveduto a rassicurare centinaia di follower con un tweet, ricordando quanto possa essere meritevole morire per inseguire un sogno. Dopotutto, secondo lo stesso Sergio Bambarén, scrittore noto per l’opera Il delfino del 1996, «arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, forti delle proprie convinzioni».

Ebbene:ci sorprendiamo dell’esistenza di gente pronta a sostenere la planarità della Terra, tenendo giustamente conto della capillarità della formazione scolastica e della diffusione di moderne tecnologie quali, ad esempio, il sistema satellitare, il cui funzionamento dipende proprio dalla forma del nostro pianeta. Né abbiamo esitato ad attaccare le elucubrazioni di un uomo che credeva fermamente di trovare una giustificazione scientifica per le sue convinzioni compiendo un gesto estremo in prima persona e meritandosi per forza di cose il soprannome di Mad che gli era stato affibbiato anni prima. Eppure, nel volume Il pensiero estremo. Come si diventa fanatici, Gérald Bronner ha tentato di sradicare proprio la falsa supposizione secondo cui l’estremismo sia conseguenza della debolezza psicologica di alcuni individui squilibrati, disadattati o scarsamente istruiti.

Per quanto sia difficile da accettare, infatti, la sorprendente diffusione di gente disposta a sostenere un’idea anche quando è assurda e lontana dalla realtà, soddisfa in qualche modo i criteri di razionalità, a prescindere dalle sue conseguenze inaspettate. D’altronde, se riflettiamo sulla fede assoluta che riponiamo nelle notizie scientifiche lette su Internet, comincerebbe a diventare meno irragionevole la possibilità di ritrovarci al posto di Mike Hughes, dal momento che le stesse persone attive sui social per criticare la fiducia data alla bufala di un terrapiattismo medievale erano pronte a recarsi in lavanderia per tentare la sorte e cimentarsi in un trucco di magia. Non per niente, già nel 1990 il sociologo Raymond Boudon sosteneva che «I processi di conoscenza esattamente come quelli di percezione, sono soggetti al fenomeno dell’attenzione. Allo stesso modo di quanto si produce nella percezione noi concentriamo la nostra attenzione su ciò che noi osserviamo a detrimento di ciò che vediamo, noi non diamo la stessa attenzione a tutte le componenti di un ragionamento».

Dal canto suo, Hughes non ha di certo postato su Instagram una storia in compagnia di una scopa come fedele compagna delle sue ardue e insensate imprese, anche se ovviamente correre il rischio di graffiare il parquet con un manico di legno non avrebbe mai portato ai risvolti talmente tragici della sua acrobazia a 1500 m di altezza. Tuttavia, bisogna ammettere che certe nostre malate convinzioni potrebbero continuare a incalzarci, di qualunque natura esse siano: come scriveva Friedrich Nietzsche, dopotutto, «le convinzioni, più delle bugie, sono nemiche pericolose della verità».

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