Come sta cambiando il volto della poesia nel XXI secolo?

Una delle caratteristiche più straordinarie dell’arte è il suo evolversi continuo: muta a seconda dei contesti, degli usi e costumi, delle epoche storiche e delle espressioni. Cambia mantenendo fermi alcuni elementi imprescindibili. Manifesta bellezza, coinvolge, commuove. Ha potenza e delicatezza in ugual misura, è sintesi di qualcosa di immenso e si esprime con complessa semplicità. E una delle forme più che più incarna questa descrizione è la poesia, fino a pochi anni fa concepita come un’arte riservata a un’élite e la cui fruizione era filtrata dallo studio e da guide che le avevano dedicato enorme parte del loro tempo. Nella nostra epoca, invece, ci si riscopre poeti e poetesse con una facilità estrema, e ci si rifugia in quest’arte con una frequenza prima impensabile. Che cosa è cambiato, quindi? Si può ancora e sempre parlare di poesia? O meglio: quale filo conduttore unisce chi studiamo tra i banchi di scuola e chi posta i suoi scritti su un social network?

Per sviluppare il ragionamento abbiamo bisogno di delineare innanzitutto i contorni del concetto di poesia. Treccani definisce poesia (dal lat. pŏēsis, che è dal gr. ποίησις, der. di ποιέω «fare, produrre») «l’arte (intesa come abilità e capacità) di produrre composizioni verbali in versi, cioè secondo determinate leggi metriche, o secondo altri tipi di restrizione; con un certo grado di approssimazione si può dire che il sign. di poesia è individuabile nell’uso corrente e tradizionale nella sua contrapposizione a prosa, in quanto i due termini implicano rispettivamente e principalmente la presenza o l’assenza di una restrizione metrica». Tutto ciò che non rispetta determinate regole o restrizioni, quindi, non sarebbe da considerarsi poesia. Si tratta però di una definizione ancora valida, dal momento che ormai capita spesso di scrivere un testo contrapposto alla prosa anche senza grandi limitazioni metriche? In questa sede non ci importa sentenziare che cosa sia o che cosa sia diventata l’arte in questione, ma promuovere un dibattito sul tema, focalizzando la nostra attenzione sugli elementi che possono caratterizzare un testo come poetico in senso lato in un periodo storico in cui i confini sono sempre più rarefatti.

A interessarci, quindi, è che attualmente la struttura narrativa ponga un solco tra prosa e tutto il resto: sono la capacità sintetica, la sensibilità e la volontà di esprimere emozioni a potere fare il resto. Di conseguenza, il sentire è veicolato attraverso una forma di poesia fuori dalle regole metriche e mediante la creazione di veri e propri momenti di aggregazione e confronto. Non a caso, in Italia i dati sulle vendite (e quindi sulla lettura dei libri) sono drammatici, mentre, in controtendenza, gli eventi legati alla poesia richiamano un pubblico sempre maggiore, perché vissuti in maniera divertente e conviviale, mescolando l’intrattenimento alla profondità dei temi trattati e accompagnando questi ultimi ad altre declinazioni artistiche quali la musica, la fotografia o l’illustrazione.

Una simile commistione alla nuova poesia riesce meglio che alla prosa, tant’è che sono nati dei movimenti il cui elemento centrale è proprio la poesia. Prendiamo, per esempio, i Poetry Slam: forme di competizione durante le quali la giuria è il pubblico, e proposte trasversalmente in tutto il Paese. È così che metafora e sentimento rimangono forti sia nelle liriche contemporanee sia in una moltitudine di Vati della classicità, nonostante le differenze dettate da un diverso contesto di appartenenza. L’intenzione di chi fa poesia ai nostri giorni, d’altronde, non è in tutto e per tutto la stessa di qualche secolo fa, motivo per cui ci si rivolge alla gente comune affinché quest’ultima si ritrovi nei versi composti. «Mi hai preso per mano / e mi hai detto che cadere / in fondo non è altro / che un brevissimo volare», scrive per esempio Mattia Zadra, mentre un Vate come d’Annunzio avrebbe usato la poesia per dare prova di estetica, ponendosi su un livello molto più alto del popolo (cfr. «Piove su le tamerici / salmastre ed arse»).

A quella ricerca metrico-estetica si è oggi sostituito, durante i reading, l’accompagnamento musicale o l’accostamento di foto e disegni, il che rende stretta la definizione di Treccani citata in precedenza. È dunque opportuno distinguere la poesia per com’è stata intesa finora da nuove forme artistiche non necessariamente meno valide, sebbene di diversa natura. Obiettivo del prossimo futuro dovrebbe essere, pertanto, sottolineare e dare sempre maggiore dignità a quest’arte neonata, che attinge sicuramente al patrimonio della poesia, ma che al tempo stesso ha bisogno di emanciparsene per raccontare sé stessa in maniera diversa e inconfondibile, vivendo pienamente ogni potenzialità che la contraddistingue.

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