L’adesivo su Greta Thunberg come manifestazione di bullismo sociale

«Vorrei che tu fossi una donna. Vorrei che tu provassi un giorno ciò che provo io: non sono affatto d’accordo con la mia mamma la quale pensa che nascere donna sia una disgrazia. La mia mamma, quando è molto infelice, sospira: «Ah, se fossi nata uomo!»*. Quello riportato è uno dei passaggi più celebri dell’altrettanto conosciuto Lettera ad un bambino mai nato di Oriana Fallaci, monologo struggente di una madre mai stata tale, pubblicato nel 1975. L’estratto, eloquente di per sé, ci interroga su cosa significhi essere donna e su quanto questo incida sulla vita quotidiana: una riflessione quantomai semplice, ma che apre orizzonti stranamente contraddittori, soprattutto nelle lettrici e nei lettori del 2020. Infatti, nonostante gli altalenanti passi in avanti della società per la soluzione della più ampia questione della disparità di genere, gli episodi sessisti continuano a essere all’ordine del giorno.

A pagarne le conseguenze di recente è stata, per esempio, Greta Thunberg, la giovanissima attivista svedese impegnata nella lotta contro il cambiamento climatico e promotrice dei Fridays for future, i movimenti studenteschi di giovani che lottano per la sua stessa causa. Dopo numerosi interventi a livello internazionale (celebre il discorso pronunciato nel settembre 2019 al vertice delle Nazioni Unite sul clima), a soli 17 anni Greta è stata nominata persona dell’anno dalla rivista Time nel 2019 e iscritta nell’elenco delle 100 donne più potenti al mondo da  Forbes. Sarà per questo che la compagnia canadese X-Site ha deciso di utilizzare, a mo’ di campagna pubblicitaria, degli adesivi che la ritraggono nuda e oggetto di violenza? Per quanto strano possa sembrare, la risposta a questa domanda è sì. 

Ciò che apparentemente può venire interpretato come un grottesco paradosso non è altro che una rappresentazione, enfatizzata e su grande scala, del cosiddetto bullismo sociale, un meccanismo che in uno studio del 1973 Dan Olweus, primo ricercatore a interessarsi delle dinamiche del bullismo, definiva mobbing. Gli studi di Olweus si concentravano principalmente su episodi di discriminazione a scuola, individuando degli elementi standard qualificanti  l’azione di bullismo. In generale, secondo lo studioso, il comune denominatore di qualunque atteggiamento discriminatorio è l’intenzionalità di arrecare un danno o un disagio a un’altra persona attraverso violenza fisica o, più propriamente nel caso del bullismo sociale, esclusione e aggressione verbale; inoltre, la portata della negatività di tali azioni non viene percepita da chi le esegue e conduce a una loro minimalizzazione**.

Tale categorizzazione potrebbe essere applicata anche a una dinamica come quella in questione: una persona (un’adolescente minorenne) attacca quello che faccio e io, se non ho altre argomentazioni, la attacco a mia volta, ma con violenza (sessualizzando il suo essere donna). Greta Thunberg è un modello di comportamento per le nuove generazioni, trascina migliaia di persone in piazza, crede in ciò che fa e denuncia comportamenti irresponsabili che non tutelano l’ambiente; di conseguenza è un elemento di disturbo e, per renderla innocua e in considerazione del suo essere donna, si cerca di demolirla riducendola a un oggetto sessuale. Attacchi del genere non stupiscono, se soltanto si pensa agli insulti e alle minacce a cui fu sottoposta nel 2018 l’ex Presidente della Camera Laura Boldrini, rea di avere preso in più occasioni le difese di migranti, rifugiate e rifugiati nel periodo del celeberrimo slogan «Prima gli italiani», e alla quale venivano augurate violenze e soprusi di ogni tipo.

La soluzione a un certo tipo di qualunquismo è, quindi, ancora lontana dall’essere trovata, ma si può cercare di ovviarla partendo dagli esempi di chi ne è tutt’ora oggetto. A chi ha utilizzato la sua femminilità come arma contro le parole da lei pronunciate, Greta ha risposto con la temerarietà dei suoi 17 anni, affermando che continuerà a lottare per costruire una società consapevole delle condizioni del nostro pianeta e ignorando chi la vorrebbe più silenziosa e meno intelligente. Essere ridotte a mero stereotipo per essere obbligate a non fare rumore è, purtroppo, un’attitudine piuttosto comune, anche se è possibile combatterla attraverso le parole di chi ci ha precedute e si è dichiarata orgogliosa di essere donna, così come ha scritto Oriana Fallici:

«[…] Eppure, o proprio per questo, essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai. Avrai tante cose da intraprendere se nascerai donna. […] Avrai da batterti per dimostrare che dentro il tuo corpo liscio e rotondo c’è un’intelligenza che urla d’essere ascoltata. […] Faticherai tanto ad urlarlo. E spesso, quasi sempre, perderai. Ma non dovrai scoraggiarti. Battersi è molto più bello che vincere, viaggiare è molto più divertente che arrivare: quando sei arrivato o hai vinto, avverti un gran vuoto. E per superare quel vuoto devi metterti in viaggio di nuovo, crearti nuovi scopi»*

* O. Fallaci, Lettera ad un bambino mai nato, Rizzoli, Milano, pp. 10-11.
** D. Olweus, Bullismo a scuola, Giunti, Firenze, 1996.

(Copyright immagine di copertina: Videodrome)

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