COVID-19 e blocco della lettura ai tempi del confinamento domestico

Siamo in isolamento ormai da un mese e certo è che di modi per passare il tempo ne abbiamo escogitati parecchi: c’è chi si improvvisa chef, chi super sportiva, chi ancora mago del bricolage. In un momento di necessario ritiro casalingo viene naturale pensare che, finalmente, avremo la possibilità di dedicare del tempo a quei momenti di svago personale che troppo frequentemente vengono immolati in nome della frenetica quotidianità. Eppure, osservando me stessa e chi mi circonda ho realizzato che a volte l’occupazione con la quale pensavamo di impiegare maggiormente il nostro tempo durante la quarantena diventa, in realtà, impossibile da praticare. Leggere ai tempi del COVID-19, ad esempio, per alcune persone non è affatto semplice.

Certo, c’è chi sfrutta l’occasione del momento per dedicarsi alle letture che ritiene più congeniali; tuttavia, una buona fetta di persone abituate a leggere ammette che, attualmente, con l’amico romanzo proprio non riesce ad andare d’accordo. Avevo sempre sentito parlare del blocco di chi scrive, ma fino a oggi non avevo mai sperimentato il blocco di chi legge. La routine, per chi è alla ricerca della voglia perduta, si sviluppa infatti in una serie di pensieri che vanno da «Cosa posso fare adesso? Ma certo, leggo!» alla veloce realizzazione di come sia impossibile riuscirci nel modo sperato. È così per tanta gente, in questo periodo: si cerca un luogo confortevole della casa, si apre il libro, ci si correda di una bevanda calda e si parte con la lettura. Dopo circa un paio di pagine, però, ci si accorge di stare in realtà pensando ad altro. A niente servono le trame avvincenti che solitamente ci avrebbero lasciato ore e ore con il capo chinato: la nostra mente non riesce a essere totalmente attratta dalla storia in corso, perché è costantemente rivolta alla pandemia.

Un tweet della scrittrice Michela Marzano datato 17 marzo recita: «Ma anche voi non riuscite a leggere in questi giorni?». Risponde il direttore del Salone del Libro di Torino, Nicola Lagioia, che anche lui «non riuscendo ad entrare nella giusta disposizione d’animo», trova molta fatica a proseguire. Il gruppo Facebook Il passaparola dei libri, dove si trovano utili consigli sui titoli del momento, raccoglie lo stesso tipo di perplessità: ciò che statisticamente emerge è il forte senso di allerta che ci pervade. Sì, perché il bombardamento mediatico di notizie e la costante sensazione di insicurezza e timore lavora così profondamente dentro di noi che basta fermarci un momento per percepire una forte sensazione di disagio. Davanti a un nemico così subdolo come il virus, crediamo che per arginarlo occorra conoscerlo più possibile: ed ecco che, ancora con il libro stretto in una mano, il nostro sguardo è fisso sullo smartphone intento a leggere l’ennesima fake news su come le bevande calde ne aiutino la prevenzione, o magari a contare il numero dei morti.

La pandemia non genera comfort: anche se sprofondiamo comodamente nei cuscini del divano di casa, ciò che ci avvolge è una sensazione mai provata di confinamento inevitabile. Come fare, dunque, per non lasciare i nostri amati libri a prendere polvere? Non avere aspettative, per prima cosa. Non importa divorare le pagine, seguiamo piuttosto ciò di cui ha bisogno la nostra mente. Nel momento in cui ci sentiamo inclini ad aprire un libro, apriamolo; se poi riusciamo a leggere solo mezza pagina, però, non giudichiamoci. Un consiglio trovato sul Web riguarda, tra l’altro, la possibilità di ascoltare degli audiolibri: un modo per seguire una trama effettuando allo stesso tempo attività fisiche, come riassettare casa o annaffiare i fiori, che magari potrebbero aiutarci a mantenere un buon livello di concentrazione mentre ci occupiamo anche di qualcosa di gratificante o di utile. Qualunque sia il nostro approccio, insomma, è meglio non martirizzarci. Presto o tardi torneranno i frenetici giorni alla cui sera, con stanchezza ma felici, troveremo il nostro romanzo preferito a darci la buonanotte.

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