Bonnie e Clyde, vittime o carnefici?

«Come i fiori sono resi più profumati / dalla luce del sole e la rugiada / così questo vecchio mondo è più splendente / Grazie all’esistenza di persone come te». Così scriveva una giovane Bonnie in una poesia dedicata a Clyde e rinvenuta in una cantina vicino a Dallas. Già, Bonnie e Clyde. La coppia di criminali più famosa d’America. La stampa ha cucito loro addosso ruoli mediatici sensazionali, tanto che già in vita i loro nomi non avevano bisogno di presentazioni. Quanto c’è, però, di vero?

Bonnie Parker nacque il 1° ottobre 1910 a Rowena, in Texas. Seconda di tre figli, veniva da una famiglia di condizioni economiche modeste. Era una studentessa geniale, ma irriverente. Il suo carattere ribelle e fuori dagli schemi la portò ad abbandonare presto la scuola e a sposarsi a soli 16 anni con Roy Thornton, un uomo di cui non sappiamo molto, se non che ebbe frequenti problemi con la legge. Dopo poco, i due si lasciarono. Clyde Chestnut Barrow nacque invece il 21 Marzo 1909 a Teleco, in Texas, da una famiglia di agricoltori estremamente povera. Aveva nove fratelli, uno dei quali, Buck, divenne in seguito suo complice. Non frequentò molto la scuola, abbandonandola definitivamente a 16 anni. Aveva una grande passione per le macchine e amava suonare il saxofono. I racconti sul suo carattere sono spesso contraddittori: c’è chi dice che era un ragazzo sensibile ma poco seguito, chi sostiene che era crudele e si divertiva a rompere le ali a piccoli uccelli per poi guardarli agonizzare, chi ancora che era molto intelligente. Non sappiamo quanto ci sia di vero e quanto di inventato, l’unica cosa certa sembra essere che esercitò sempre un ascendente molto forte su chi lo conosceva.

Ancora giovanissimo, venne accusato di furto e incarcerato nella prigione e campo di lavoro di Eastham Unit. Qui uccise un detenuto che aveva più volte abusato sessualmente di lui e ne convinse un altro a tagliargli due dita del piede, credendo di scampare, così, ai lavori forzati. Poco dopo la madre riuscì a farlo scarcerare. Sono tante anche le versioni che raccontano il suo primo incontro con Bonnie: la più accreditata sembra essere quella secondo la quale si conobbero a inizio del 1930 nella casa di un’amica in comune. La cosa sicura è che, per l’uno e per l’altra, fu amore a prima vista. Da quel momento non si separarono più, se non per i periodi trascorsi in prigione. Poco dopo, infatti, Clyde venne nuovamente arrestato e riportato a Eastham Unit, da dove uscì profondamente segnato. Bonnie riuscì a farlo evadere e da allora l’obiettivo principale delle azioni di Clyde fu quello di fare evadere in massa tutti gli altri detenuti di Eastham. Si costituì così la Barrow Gang, formata da Bonnie, Clyde, suo fratello Buck con la moglie Blanche, W.D Jones, Henry Methvin, Raymond Hamilton, Joe Palmer e Mary O’Dare.

Nonostante la fama da rapinatori di banche, i membri della banda assaltavano principalmente piccoli negozi e armerie, oppure prendevano in ostaggio agenti di polizia per chiedere un riscatto. Presto la stampa concentrò su di loro la massima attenzione e le cose degenerarono: l’ostilità generale contro Bonnie e Clyde, alimentata quotidianamente dai giornali, diventò quasi incontrollabile, complice anche il periodo difficile segnato dalla Grande Depressione. Bonnie venne addirittura dipinta come un’assassina spietata e sanguinaria, anche se pare che non prese mai parte ad alcun omicidio. Forse, proprio per arrivare direttamente alle viscere del sentimento comune, iniziarono addirittura a circolare voci secondo le quali aveva ucciso dei bambini ancora in fasce e alcuni padri di famiglia.

In uno degli ennesimi scontri con le forze dell’ordine, Buck venne colpito e la banda non ebbe nemmeno il tempo di scavargli una fossa prima di essere circondata da civili e polizia. La maggior parte di loro riuscì di nuovo a scappare, ma per Buck e Blanche era arrivato il giorno della cattura. Buck morì qualche giorno dopo a seguito delle ferite, Blanche venne incarcerata e la banda si divise temporaneamente. Fu proprio in questo frangente che la polizia organizzò una retata di proporzioni esemplari nei confronti della nostra coppia. Bonnie e Clyde, infatti, all’alba del 23 maggio 1934 subirono un’imboscata a Shreveport. Erano stati traditi da Methvin, a cui era stato promesso in cambio un condono della pena. Più di 130 colpi vennero scaricati sulla macchina di Clyde non appena spuntò lungo la Louisiana State Highway 154. Il primo a essere colpito fu Clyde: chi era presente ricorda di avere sentito le urla di Bonnie, accortasi della morte del compagno. Non ebbe, però, tempo di piangerlo, perché anche lei venne uccisa subito dopo. Prima che i loro corpi venissero fatti letteralmente a pezzi, gli agenti furono costretti ad allontanare la popolazione accorsa sul posto per accaparrarsi pezzi di unghie, ciuffi di capelli ed effetti personali dell’uno o dell’altra allo scopo di rivenderli poi come souvenir. Bonnie aveva 23 anni, Clyde 25. I loro resti riposano a Dallas, in due cimiteri separati su decisione della famiglia di lei, che andò contro la loro volontà di ottenere una sepoltura fianco a fianco.

Da allora, la risonanza delle loro vite nella cultura popolare è stata vastissima. Non si contano canzoni e ballate a loro dedicate, e che ne hanno quasi romanticizzato il mito. Come era già avvenuto quando erano in vita, le azioni della coppia sono state spesso distorte sia da chi la sosteneva che da chi la demonizzava, per apparire più eclatanti e suscitare maggiore interesse. Alla luce, però, delle poche cose appurate e presentate in questo articolo, è possibile notare che si era trattato sicuramente di criminali fuori dagli schemi. Di certo giovani e inesperti, secondo le testimonianze, mostrarono comunque a loro modo un volto umano, a partire dagli ostaggi che liberavano e rifornivano di denaro sufficiente per tornare a casa, passando, poi, ad alcuni reperti trovati dalla polizia –quali i rullini di Bonnie che li ritraggono abbracciati e sorridenti, le poesie della ragazza e le lettere che la coppia si scambiava nei periodi di detenzione, nelle quali traspaiono preoccupazione, impazienza di rivedersi e rabbia verso un mondo percepito come profondamente ingiusto. A un certo punto, in queste corrispondenze, la morte sembrò loro apparire quasi inevitabile: affermarono, infatti, di preferire morire fianco a fianco piuttosto che doversi dividere di nuovo in carcere, dimostrando quindi piena consapevolezza delle conseguenze dei loro gesti.

La domanda, dunque, è: stiamo parlando di una spietata coppia di criminali senza alcuna possibilità di salvezza, così come la stampa ha sempre dichiarato, o di vittime in una società che li ha dapprima spinti ai margini e poi accusati per le conseguenze che ne sono derivate? Esiste, tra queste due opzioni una via di mezzo? Che ruolo ha avuto, appunto, la stampa durante le loro attività criminali? È stato proprio il sistema carcerario e sociale a condannare l’uno e l’altra alla delinquenza o quella di Bonnie e Clyde, in ogni caso, sarebbe stata la coppia che è stata? A chi ci legge il compito di trovare una risposta.

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