Insultare Giovanna Botteri è indice di disinformazione e discriminazione

L’espressione Penso, dunque sono, cara alla filosofia moderna, ormai potrebbe essere rimpiazzata con un più efficace Appaio, dunque sono, più attinente alla società contemporanea, per la quale il pensiero sembra essere diventato una suppellettile accessoria: a distinguerci dalle bestie, adesso, basta infatti un cambio d’abito. Una considerazione simile si pone alla base del concetto di società dell’immagine, che ha come presupposto l’idea per la quale l’immagine risulti talvolta più eloquente del contenuto, in relazione all’impatto prodotto sul pubblico. In più, se utilizzata nel modo sbagliato l’immagine rischia di propugnare atteggiamenti atti a premiare l’apparenza al posto della sostanza, sacrificando l’intelligenza per fare spazio all’esteriorità.

È quello che è successo a Giovanna Botteri, la quale meno di due settimane fa è divenuta protagonista di un servizio di Striscia la notizia dopo essere stata già più volte attaccata dal popolo di Internet, rea di essersi mostrata troppo poco curata nel corso di uno dei suoi collegamenti televisivi da Pechino. Grande scalpore ha destato la natura dell’intervento del programma satirico, a detta degli autori apologetico nei confronti della Botteri. Sebbene un intento simile sia difficile da decifrare di fronte al mezzobusto della giornalista immerso in una vasca da bagno (verrebbe da pensare che per Striscia la giornalista abbia messo a tacere i propri haters non continuando a fare il suo lavoro, ma dandosi una bella ripulita) e sebbene, dunque, non possa ritenersi scevro da polemica alcuna, resta una domanda apparentemente senza risposta: se una professionista arriva a difendersi da attacchi nei confronti del suo aspetto fisico anziché sul suo operato, che cosa abbiamo sbagliato? Probabilmente tutto, tenuto conto che atteggiamenti di questo tipo non sono soltanto indice di una mentalità ristretta, che intravede nell’apparenza un valido parametro nella valutazione di una persona, ma anche spie di una generalizzata disinformazione. C’è da pensare, infatti, che chi l’ha criticata non sia a conoscenza delle reali condizioni in cui versa il giornalismo europeo, il quale in tema di parità di genere sembra essere ancora piuttosto indietro.

Secondo l’European Journalism Observatory, non a caso, l’informazione in Europa è in gran parte dominata dagli uomini. Nelle testate degli 11 Paesi analizzati gli uomini hanno scritto il 43% degli articoli, mentre le donne solo il 23%; in Italia, il 63% degli articoli ha la firma di un uomo e il 21% quella di una donna. Un gap piuttosto consistente si riscontra, oltretutto, anche nell’utilizzo delle fotografie, che per il 43% percento ritraggono uomini e per il 21% donne, più probabilmente protagoniste di articoli e servizi televisivi se vittime di violenza, mentre la percentuale di donne ai vertici di una testata si assesta al 21%. Di fronte a dati del genere, che segnalano una cocente disparità all’interno di un settore in teoria inclusivo per antonomasia, bisogna riflettere e considerare il difficile percorso che le donne hanno dovuto affrontare per la rivendicazione della propria posizione intellettuale. Se si prende in considerazione il giornalismo ottocentesco, infatti, si noterà quanto la scrittura venisse considerata al di fuori della portata delle donne, costrette a nascondersi dietro uno pseudonimo pur di vedere pubblicate le proprie considerazioni in merito a politica, scienze o economia.

Giovanna Botteri, così come sue tante valide colleghe, ha studiato e lavorato sodo per diventare chi è adesso. Qualunque opinione in merito alla sua figura dovrebbe perciò concentrarsi proprio su ciò su cui ha più lavorato, il giornalismo, ben sapendo che un tempo il suo nome sarebbe potuto restare anonimo. Sarebbe interessante, per una volta, se l’opinione pubblica riscoprisse il piacere di informarsi e di approfondire, magari partendo proprio dai dati citati poco sopra, limitandosi a esprimere giudizi sui risultati di un(a) professionista rispetto al suo campo d’azione, soprattutto se quel campo è ancora attraversato da forti tendenze discriminatorie. In risposta alle polemiche, Giovanna si è augurata che situazioni come la sua spingano a una discussione sul rapporto tra l’immagine delle giornaliste e l’opinione pubblica. Ciò che ci auguriamo noi, invece, è di non augurarci più nulla, con la speranza che in futuro a divenire oggetto di critica siano le ingiustizie e certi retaggi triti e ritriti, al posto di un taglio di capelli qualsiasi.

Fonte immagine di copertina: Ansa.it

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