Il 2 giugno 2020 non sia sinonimo di commemorazione, ma di partecipazione

«È nata la Repubblica italiana» titolava Il Corriere della Sera all’indomani del referendum del 2 giugno 1946, quando molti uomini e, per la prima volta, molte donne avevano raggiunto le urne per stabilire la nuova forma di governo della nazione. La vittoria dell’assetto repubblicano su quello monarchico fu una svolta che, come ogni cambiamento epocale, ebbe il sapore della speranza, di una fibrillante aspettativa e, soprattutto, della voglia di scrivere un nuovo capitolo della storia nostrana.

«Tempi difficili creano uomini forti» recita un vecchio adagio che, a 74 anni di distanza, suona ancora veritiero: il nostro governo (e non solo) è stato messo in ginocchio da un nuovo e pericoloso nemico “virale”, anche se oggi come allora non mancano le risolutive manifestazioni di coraggio da parte di chi crede che il concetto di repubblica e di democrazia, oltre a essere il frutto di un voto espresso sulla carta, sia sinonimo di un comune senso di appartenenza, in nome del quale facciamo la nostra parte per sentirci membri di un’unica comunità, scongiurando allo stesso tempo ogni forma di nazionalismo venefico e anacronistico.

Niente commemorazioni o solenni parate in piazza previste per quest’anno, quindi, bensì atti concreti di altruismo e di partecipazione. Ecco perché il Presidente Mattarella si trova a Codogno, uno dei primi focolai della pandemia, per una visita dalla portata profondamente rilevante, dal momento che rappresenta la prima uscita ufficiale dal regime di lockdown del Colle. In altre parole, il Quirinale intende dimostrare con eloquenza come, almeno in certi casi, la cosa pubblica non sia risultato di qualche intrigo di palazzo o di facili giochi di potere, bensì di un genuino sentimento di vicinanza nei confronti della popolazione. Sulla stessa “scia” si colloca l’iniziativa del suggestivo giro d’Italia delle frecce tricolori organizzata dal Ministero della Difesa: il loro tour, iniziato il 25 maggio proprio nel piccolo comune lombardo, si concluderà nella giornata odierna a Roma dopo avere coinvolto tutte le regioni e disegnato la bandiera italiana su cieli e su luoghi simbolo «in segno di unità, solidarietà e di ripresa», per citare una dichiarazione del ministro Guerini.

Al di là di queste iniziative dal forte impatto emotivo, vanno però rammentati in particolare alcuni risultati concreti raggiunti di recente dopo le controverse e scoraggianti notizie provenienti da Bruxelles. Il 27 maggio scorso, infatti, dopo un faticoso e certosino lavoro diplomatico, la Commissione Europea ha finalmente approvato il Recovery Fund, un piano di ripresa economica basato sullo stanziamento di 750 miliardi di euro da dividersi tra prestiti e sovvenzioni a fondo perduto. L’Italia in questa vicenda ha giocato un duplice ruolo non da poco, perché non solo risulta la maggiore beneficiaria del prestito (con circa 172,7 miliardi), ma figura anche in testa ai Paesi che più hanno insistito per l’approvazione di tale manovra, seguita a ruota da Spagna e Francia.

Ad ogni modo, nemmeno stavolta bisogna cadere preda di facili trionfalismi circa il merito avuto in questa trattativa, quanto piuttosto fare tesoro delle parole del ministro dell’Economia Gualtieri, che durante un collegamento con la CNN ha dichiarato senza mezze misure: «non è una vittoria di qualcuno nei confronti di qualcun altro. Sarà un successo comune». In tal senso la frase in questione sembra un sonoro schiaffo al subdolo sovranismo nostrano e intereuropeo tramite il quale si è a lungo cercato di far prevalere la linea “dell’ognuno per sé”. Proprio in occasione di questa giornata, d’altronde, è fondamentale ricordare il vero significato della festa della Repubblica: non già quello di una pomposa commemorazione, ma quello di un collaborativo coinvolgimento in una dimensione realmente unitaria e al tempo stesso transnazionale, che anziché cancellare la storia dei singoli Paesi o la loro credibilità contribuisca a renderla sempre più ricca, inclusiva e finalmente egualitaria, come in ogni democrazia che si rispetti.

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