L’applicazione scientifica dei suoni della vita teorizzati da Ezio Bosso

«La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme»: ecco le parole forti che avevano reso celebre la partecipazione del musicista Ezio Bosso al Festival di Sanremo del 2016. La sua esibizione aveva dimostrato alla platea dell’Ariston e a tutto il pubblico da casa, oramai vicino alle lacrime, l’importanza della musica nel nostro benessere fisico ed emotivo. Ad alcune settimane dalla sua morte, Ezio Bosso continua a ricevere elogi da ogni ramo del panorama musicale italiano e internazionale, a dimostrazione del fatto che la sua interpretazione della musica, così capace di incarnare il suono stesso della vita, rimarrà eterna.

In effetti, gli echi di questo suono della vita risuonano perfino nell’infinitamente piccolo, al punto che non dovremmo sorprenderci nello scoprire che anche le cellule sono in grado di comporre la loro musica, comunicando tra loro mediante vibrazioni acustiche che, se amplificate in maniera accurata, possono essere ascoltate dall’orecchio umano. Essenzialmente, percependo dei segnali acustici, le cellule hanno la possibilità di cambiare il loro destino e sviluppare un codice di espressione personale, proprio come le nostre esperienze quotidiane possono subire un reindirizzamento emotivo nel momento in cui passa alla radio la nostra canzone preferita. Come suonano, però, le cellule?

Carlo Ventura,  professore ordinario di Biologia molecolare presso l’Università di Bologna, ha condotto diversi studi per spiegare il funzionamento della fitta rete di segnalazione intercellulare. Durante un suo intervento al TEDx di Torino del 2019, ha descritto alla perfezione il meccanismo molecolare con cui, per effetto della risonanza, le cellule percepiscono il movimento delle compagne vicine e trasmettono onde meccaniche per scambiarsi informazioni sul loro stato di salute e sulla loro attività biologica, riuscendo a comunicare in un modo ben più rapido rispetto alla normale trasmissione di segnali chimici.

Le scoperte nel campo della sonocitologia rappresentano l’ennesima dimostrazione dell’immenso lavoro svolto a livello cellulare per un bene comune: divenendo un unico corpo e condividendo le loro singolarità, le cellule nutrono infatti la nostra esistenza e si sintonizzano tra di loro per trasmetterne la musicalità, esattamente come fanno tutti gli strumenti che compongono la società ideale dell’orchestra, secondo la visione di Ezio Bosso. Risulta dunque evidente il significato che riesce ad avere una determinata sequenza di suoni, sebbene si manifesti con un’impensabile semplicità e leggerezza.

Assodato che siamo parte della natura vibrazionale dell’universo, potremmo allora affermare che ogni manifestazione artistica è in grado di interagire con le dinamiche della nostra biologia? A quanto pare, sì. A questo proposito, lo scienziato Edoardo Boncinelli, nel suo libro dal titolo Vita (tratto dal saggio scientifico What is life? del fisico austriaco Erwin Schrödinger), ha descritto la vita come l’ordine del disordine, poiché, in quanto aggregato di materia organizzata limitata nel tempo e nello spazio, l’essere vivente si oppone al disordine spontaneo del mondo mantenendo un’organizzazione cellulare stabile ma dinamica e garantendo di conseguenza un alto livello di tollerabilità e di flessibilità nei confronti dei cambiamenti.

D’altronde, le analisi di elettrofisiologia condotte da Carlo Ventura dimostrano proprio la possibilità di riscrivere gli spartiti associati alla vita e di riprogrammare la musicalità del mondo biologico, per orientare le cellule staminali verso uno specifico livello di differenziamento e riportare quelle danneggiate al loro stato di benessere ideale. Si tratta di una ricerca con incredibili risvolti nel campo della medicina rigenerativa, in grado potenzialmente di sfruttare la naturale tendenza dell’essere umano all’autoguarigione per combattere determinate malattie. Seguendo quindi la poetica di Ezio Bosso, che ci insegna a credere nelle enormi possibilità offerte dal concetto di rinascita nonostante le difficoltà affrontate in passato, sarebbe bene iniziare a nutrire maggiore fiducia nell’aiuto che la musica può darci per comprenderci al meglio. Non per niente il compositore torinese affermava che «la musica è una fortuna che condividiamo. Ci insegna la cosa più importante: ascoltare».

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