Sette e nuovi movimenti religiosi dall’Europa all’America: un’introduzione

I sistemi religiosi hanno accompagnato l’umanità fin dall’alba dei tempi, scandendone i ritmi e le regole di vita. Quando, poi, le società si sono strutturate creando categorie di potere e di dominio, la religione ha accompagnato questo sviluppo, diventando a sua volta uno strumento nelle mani di chi doveva garantire l’ordine costituito. Ciò ha portato all’istituzione di una gerarchia delle religioni, che si sono moltiplicate di pari passo con culture e civiltà.

Nell’età premedievale e medievale, per esempio, esisteva la religione di Stato (licita religio), adottata dal sovrano e legalmente praticabile, mentre le altre forme di culto erano chiamate eresie o sette. Una persona eretica veniva accusata di adottare comportamenti moralmente devianti, anche se il problema principale era il suo rifiuto, totale o parziale, della dottrina della religione dominante, il che ciò comportava una vera e propria persecuzione da parte dello Stato. Non a caso, la caccia alle sette e all’eresia ebbe lunga vita e vide susseguirsi vari protagonisti.

Se, infatti, durante l’età romana erano le religioni monoteiste (cristianesimo ed ebraismo) a venire considerate delle sette, nella Spagna e nell’Italia del 1500 la Chiesa cattolica, servendosi dell’Inquisizione, perseguitò sistematicamente ogni esponente o pseudotale del neopaganesimo, dell’alchimia e del culto della natura. La vita non era facile per chi apparteneva a gruppi religiosi minoritari, spesso costretti a vivere nell’ombra per timore delle più severe ripercussioni. L’ondata di violenza visse un periodo di pausa in Europa solo con la Rivoluzione francese, che promosse la secolarizzazione e ruppe il legame tra Chiesa e Stato.

Nello stesso periodo, dall’altra parte dell’Oceano, l’America del Nord assistette a un fenomeno di segno totalmente opposto, ovvero la Second Great Awakening. Con questa espressione ci si riferisce all’intenso revival religioso protestante e alla formazione di nuovi movimenti religiosi (inizialmente percepiti come sette e definiti con il termine inglese cult), che si verificò nel Burned-over District costituito dalle regioni occidentali e centrali dello stato di New York, dove il fervore religioso “incendiava” gli sparuti insediamenti urbani.

Da tale tumulto culturale nacquero varie religioni, delle quali alcune ebbero vita breve, mentre altre sono ad oggi tra le più praticate. Pensiamo ai testimoni di Geova, al mormonismo e alla Chiesa Avventista del settimo giorno, che adesso contano seguaci in tutto il mondo e che alla loro nascita, a loro volta, erano considerate sette in senso dispregiativo. Una simile evoluzione dice molto della relatività e dell’instabilità del termine setta, denominazione che non viene mai scelta da una religione per autodefinirsi e che è considerabile come un’etichetta peggiorativa, usata soltanto da un sistema antagonista.

I cult nati nel periodo descritto si avvicendavano e, malgrado la vastità del territorio americano, sgomitavano per conquistare l’egemonia nell’intero Paese. Nel frattempo, il giovane governo statunitense era preoccupato per i rischi di una tolleranza religiosa eccessiva e iniziò a serrare la morsa, imponendo leggi mirate a limitare la diffusione e la proliferazione di nuovi movimenti. Dopodiché, la Second Great Awakening si affievolì con la prima guerra mondiale e la Grande depressione del 1929, arrestandosi del tutto con l’ingresso degli USA nella seconda guerra mondiale.

Il secondo dopoguerra e l’inizio del conflitto in Vietnam si rivelarono, invece, pieni di sorprese: i soldati tornati dall’Europa prima e quelli ritornati dal Vietnam, poi, soffrivano spesso di disturbo post traumatico da stress, all’epoca privo di cura, e si rifugiavano nell’alcolismo. Ciò ebbe un forte impatto sulle famiglie, dal momento che le nuove generazioni si sentivano spesso disorientate, prive di una figura di riferimento, e decidevano di lasciare la casa natale alla ricerca di un futuro migliore altrove. Al tempo stesso, non si riconoscevano nei valori della società americana, considerata materialista e vessata da sessismo e xenofobia.

Tutta l’America, insomma, aveva una forte voglia di rinascita e andava in cerca di nuove verità e di punti di riferimento stabili, in grado di guidarla dentro un mondo ormai segnato dal dolore e dalla disperazione. Questa situazione storica e sociale diede vita a una vera e propria controcultura (basti pensare ai gruppi hippie, alle rivendicazioni sociali della comunità afroamericana o alla rivoluzione sessuale), caratterizzata anche dall’espansione del panorama religioso statunitense. I nuovi movimenti che ne derivarono svilupparono dei connotati molto diversi tra loro, difficili da raggruppare in macrocategorie: alcuni ruppero del tutto con la tradizione occidentale cristiana e protestante, altri la seguirono nella speranza di tornare alla sua purezza originale.

All’inizio tutti i gruppi in questione, anche se alcuni di loro sono tuttora floride religioni a livello mondiale, vennero percepiti come sette e osteggiati dagli Anti-cult movement, con l’accusa di praticare il lavaggio del cervello e sottoporre centinaia di fedeli ad angherie fisiche e sessuali. Per riuscire nell’intento, le associazioni chiedevano l’ausilio dei media e di ex fedeli (apostati e apostate, quindi), con l’obiettivo di incoraggiare l’intervento dello Stato nella lotta contro le “eresie moderne”. Nel prossimo articolo prenderemo le mosse proprio da qui e approfondiremo i movimenti religiosi americani nati a partire dal 1950, capendo come sarebbe meglio definirli e soffermandoci su alcuni fatti di cronaca che hanno segnato la loro reputazione.

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