Le scene forti di Pulp Fiction? La traduzione italiana è infedele

Tempo fa, sempre per Light Magazine, mi sono occupata della natura del turpiloquio in strettissima relazione con un emisfero del cervello. Procedendo sempre su questa linea, riporterò alcuni estratti che sono stati oggetto della mia tesi di laurea e che riguardano le scelte traduttive operate nei dialoghi delle scene forti di Pulp Fiction a partire dalla versione originale. Per lo più si è trattato di soluzioni target-otiented, cioè concepite sotto il filtro della censura e addomesticate per la cultura d’arrivo.

Partendo dalla considerazione del termine fuck, per esempio, ho notato che il trattamento è stato diverso a seconda dei casi. In inglese si ripeteva ben 271 volte, mentre in italiano è stato in maggioranza omesso, oppure tradotto più frequentemente con cazzo e raramente rimpiazzato da merda e vaffanculo. La traduzione, insomma, è rimasta invariata se il grado di volgarità della scena rientrava nei canoni della cultura italiana; quando si è ritenuto che avesse un valore eccessivo, invece, la parola è stata trasformata o addirittura eliminata. Questi processi possono essere stati favoriti soprattutto dalla sincronizzazione labiale durante il processo di doppiaggio.

Per capire appieno le strategie traduttive italiane, ho provato allora a suddividere gli insulti presenti all’interno dei dialoghi in categorie: insulti religiosi, insulti mirati a provocare disgusto, insulti usati come valvola di sfogo, insulti legati al sesso e al corpo umano e insulti che provocavano o sottolineavano un’emarginazione sociale (legati all’etnia o all’orientamento sessuale dell’individuo). Ne è emerso che la categoria degli insulti legati alla religione aveva subìto senza dubbio il processo selettivo più duro, in quanto fortemente influenzato dal peso della religione cattolica nella cultura italiana. La bestemmia, per esempio, è stata omessa o totalmente trasformata, per suonare più naturale senza mai avvicinarsi a un’imprecazione vera e propria. Ad esempio:

EN: Goddamn!
IT: Eeeh! Che schifo!

EN: I don’t remember askin’ you a goddamn thing!
IT: Non ricordo di averti fatto nessuna domanda del cazzo, se non sbaglio!

Contro intuitivamente, la categoria degli insulti concernenti l’etnia, che quindi provocavano o sottolineavano un’emarginazione sociale, ha risentito meno delle altre della censura. Al riguardo è importante sottolineare la tendenza a tradurre un insulto razzista in maniera letterale, se non addirittura con una carica offensiva superiore all’originale – fatto che mette in luce la chiusura della cultura d’arrivo e la tendenza a emarginare chi non rientrava nella norma. Ad esempio:

EN: And if it’s not the gooks, it these old Jews who’ve owned the store for fifteen fuckin’ generations.
IT: E se non saranno i musi gialli saranno quei fottuti ebrei che posseggono il negozio da quindici fottute generazioni.

Le categorie che invece non hanno fatto rilevare bruschi cambiamenti sono state quella legata al sesso, quella degli insulti usati come valvola di sfogo e quella degli insulti mirati a provocare disgusto: in questi casi la traduzione è stata la più semplice ed è ricorsa a equivalenze letterali comuni a entrambe le lingue, ad esempio:

EN: I thought you told those fuckin’ assholes never to call this late!
IT: Ma non avevi detto a quei rotti in culo di non chiamare mai a quest’ora?

Tuttavia, quando la frase risultava eccessiva dal punto di vista della cultura d’arrivo, è stata comunque sottoposta a una lieve trasformazione, come in questo caso:

EN: Well, Marsellus fucked his ass up.
IT: Beh, Marsellus gli ha dato una bella ripassata.

In conclusione, nonostante siano passati ormai decenni dagli ultimi totalitarismi, pare che la censura nelle arti non sia ancora scomparsa del tutto. Trasformare fino all’esagerazione un prodotto affinché risulti più consono per la cultura di arrivo, però, è una pratica inammissibile, in particolare perché i bacini d’utenza attuali sono fin troppo variegati e perché, se parliamo di un film di Tarantino, ci si aspetta una certa verosimiglianza dei dialoghi con il mondo reale. Come se non bastasse, così facendo si rischia di inciampare nella presunzione di spostare l’attenzione su altre scene o altre parole, tradendo di fatto il volere di chi le ha create. Sia nel caso dell’omissione che in quello della trasformazione delle battute di Pulp Fiction, dunque, siamo davanti a un vero e proprio atto di tradimento.

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