Paradossi e polemiche sotto l’albero, ovvero l’Italia alla vigilia del Natale 2020

All’ombra del celebre Spelacchio di 23 metri inaugurato nella capitale l’8 dicembre, risuonano i mormorii affranti di chi è alle prese con l’attuale crisi economica. Per quanto l’abete naturale di tipo Abies Nordmanniana che illumina Piazza Venezia esprima un messaggio di incoraggiamento per resistere insieme alla sfida della pandemia, infatti, sembra che una tale sfarzosità non sia stata molto apprezzata in tempi tanto bui. E le critiche quest’anno si sono spinte ben oltre gli ironici commenti sull’albero di Natale più famoso al mondo.

«Di tutti i caratteri dei paradossi il più interessante è la loro capacità, talvolta, di essere molto meno inutili di quanto non sembrino», sono le parole di Willard Van Orman Quine, filosofo e logico statunitense che nel saggio I moti del paradosso (il Saggiatore 1975) spiega fino a che punto molti paradossi, persino quelli più banali, abbiano prodotto dei cambiamenti significativi nel modo in cui osserviamo il mondo. Tra le principali peculiarità dei paradossi va ricordata proprio la contraddizione, sebbene siano altrettanto rilevanti l’autoreferenza e la circolarità. Di solito, in altre parole, i paradossi sono parecchio ambigui, e le loro soluzioni mettono in luce la molteplicità di interpretazioni presenti nel nostro immaginario.

Così, l’impiego di scenografici addobbi natalizi tra le strade delle città italiane non vissute appieno nelle ultime settimane rappresenta, complementariamente alla proposta del cashback, un aiuto simbolico ma di una certa rilevanza per l’imprenditoria. E tuttavia, l’invito a ritrovare ottimismo durante una passeggiata in centro e a lasciarsi travolgere dall’atmosfera natalizia con l’acquisto dei regali in negozi locali appare abbastanza contraddittorio, soprattutto nell’ottica delle difficoltà nel consegnare i propri doni di presenza e delle continue raccomandazioni di cautela. Basti pensare alle folli corse allo shopping con l’arrivo degli sconti e alle immagini dell’accensione delle luci di Natale a Riccione, che tanto hanno fatto discutere e che vanno indubbiamente a cozzare contro le accuse ingiustificate rivolte a chi è in procinto di ritornare al Sud per le festività.

E ancora: se alcune giunte comunali hanno deciso di reindirizzare i fondi destinati alle luminarie alle catene di solidarietà per la distribuzione di pasti caldi nel periodo natalizio e non solo, rimane inevitabile il coinvolgimento nelle ormai consolidate tradizioni popolari, persino per chi ha uno spirito da Grinch. A conferma di ciò, la letterina scritta a Giuseppe Conte per timore che le restrizioni del nuovo DPCM potessero compromettere l’arrivo delle renne di Babbo Natale e il successo riscontrato con il lancio della challenge #ChristmasInNovember su Instagram.

Inoltre, se la scelta di aggrapparsi a un Natale anticipato come àncora di salvezza non può essere biasimata, è pur vero che la sfida all’ultimo like tra foto e video di case scintillanti per le luci natalizie e lo sfoggio di un look glamour sotto l’albero potrebbero non tornare utili per restituire il sorriso a, per esempio, studenti e a studentesse che hanno fatto del pigiama il loro outfit prediletto per la stagione autunno-inverno, e che magari sono in procinto di ricevere cuscini a forma di abbraccio (sì, esistono davvero) o bambole gonfiabili per abbattere la solitudine.

«C’era una volta un paradosso, ma ora il tempo l’ha risolto» è l’affermazione di Amleto a Ofelia che Piergiorgio Odifreddi riprende per il titolo e l’incipit del suo saggio C’era una volta un paradosso. Storie di illusioni e verità rovesciate (Einaudi 2001) per descrivere i paradossi nascosti perfidamente dietro a nozioni insidiose quali la realtà, la democrazia, la scienza. Lo studioso, noto matematico e divulgatore scientifico, professore di logica all’Università di Torino e alla Cornell University, si focalizza infatti su come il tempo abbia aiutato a trasformare i paradossi in ovvie verità. Non so dove i buoni propositi e le grandi aspettative per il 2021 ci condurranno, ma di certo il paradosso, seppur in diverse forme, resterà parte integrante della nostra quotidianità.

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