di colore

Dire “persone di colore” alimenta discriminazioni di cui non ci accorgiamo neanche

L’idea di descrivere è insita nel pensiero umano da sempre, così come il colore è sempre stata la caratteristica preminente di ogni processo descrittivo. In questo momento storico delicato e significativo, tuttavia, scegliere le parole deve essere importante tanto quanto saperle analizzare. La pelle scura non è solo nera: può essere mulatta, bronzea, marroncina. Ne esistono, quindi, varie sfumature cromatiche. Ed è altrettanto vero che la pelle chiara non è solo bianca: può essere rosea, biancastra, rossastra (quando ci si espone troppo ai raggi solari). Ne esistono, anche qui, varie tonalità di colore. Quando si descrive una persona «di colore», perciò, non si fa che esprimere un’ovvietà: la sua pelle è per forza colorata. Si tratta di un pleonasmo, di un postulato, perché ogni pelle è colorata.

Allora, se non si intende questo, come è d’altra parte ovvio, che cosa si vuole esprimere con la locuzione «di colore»? Si vuole intendere «di ogni altro colore diverso dal roseo caucasico»? Si vuole intendere, forse, «di ogni colore scuro perché quello chiaro non è mica un colore»? Al di là del gioco, l’elemento sotteso è chiaro: con «di colore» si vuole rimarcare un colore di pelle diverso da quello percepito come normale, consueto: un’anormalità rispetto allo standard della pelle chiara. Un «di colore» che sta per «di ogni altro colore diverso dal nostro». Non so se questo sia razzista, però senza dubbio è superficiale.

Il dibattito in merito è apertissimo. L’Italia non è certo l’unica nazione ad alternare l’uso di «nero/a» e «di colore»: la lingua inglese contempla a sua volta la scelta di black e di of color nella stessa accezione. Tuttavia, oggi si avverte molto l’esigenza di definire una persona «di colore» anziché «nera», come se la descrizione di un colore fosse essa stessa una condanna e come se censurare il colore nero significasse, per assurdo, tutelare e non discriminare la comunità afroamericana. Il meccanismo contorto che tutto questo crea, a mio avviso, è spaventoso: non dire “nero” rende il nero un tabù, e sono i tabù i pericoli numeri uno di ogni sistema sociale.

Non sono di certo il primo che fa notare la sottigliezza e la pericolosità di una tale descrizione: qualche anno fa Federico Faloppa ha scritto per l’Accademia della Crusca che «in attesa di uno studio che dell’espressione ci fornisca, tanto in diacronia quanto in sincronia, contesti, occorrenze e co-occorrenze, frequenze d’uso, si fa strada la sensazione che il significato di colore – eufemismo adottato per sostituire l’offensivo negro – invece di essere percepito come neutro, metta l’accento proprio sulla caratteristica (il colore della pelle) che si vorrebbe non evidenziare e non discriminare». Il progetto Parlare Civile fornisce inoltre una disamina completa del problema: «La prima obiezione sull’uso di questa locuzione [di colore] è di tipo logico: è evidente che tutti abbiamo un colore della pelle e quindi non si capisce perché ‘di colore’ debbano essere solo le persone non bianche».

A fare sorridere, e a farci capire quanto una lingua sia in sé portatrice di tesori maestosi per comprendere e contestualizzare le menti di chi l’ha parlata e di chi la parla, è il fatto che anche nell’antica Roma esisteva l’aggettivo coloratus, -a, -um: la persona colorata nella pelle era «colorata di scuro »dai raggi del Sole”, tant’è che Virgilio descrisse i colorati Indi, traducibile come gli Indiani dal colore scuro della pelle (Verg. G. IV, 292). Un’accezione diversa da quella di oggi: forse anch’essa perifrastica, forse solo poetica.

In chiusa, in un’ottica per la quale sarebbe straordinario debellare ogni simbologia del colore – almeno in relazione alla pelle umana – sembra più equo, paritario e meno divisivo descrivere le persone per ciò che sono e per il colore che portano, non certo intendendolo come una condanna. Esistono vari colori della pelle, tutti diversi, e nessuno dei quali ha preminenza assoluta. Dunque, come Montecchi e Capuleti erano soltanto i cognomi di due famiglie, impotenti di fronte all’amore, così forse bianco e nero potranno essere soltanto dei colori, scevri, si spera, da sovrastrutture di ogni sorta.

Ciro Terlizzo

Per approfondire:
Negro/Nero/Persona di colore
Why We Can’t Say Coloured, And Other Questions About Race… Answered
Greg Clarke: Why FA chairman’s comments are so offensive

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