deus ex machina è come un fulmine a ciel sereno, infatti l'immagine rappresenta una tempesta di fulmini

“Deus ex machina”, una locuzione a spasso nel tempo e che cambia con la società

Deus ex machina: quante volte abbiamo sentito o letto questa frase? Chiunque di noi si lancia talvolta nell’uso di grecismi o di latinismi dalla dubbia affidabilità, anche se questa espressione in particolare ha affrontato un’evoluzione unica, che ci suggerisce quanto sia cambiato il modo di pensare e di guardare al concetto di potere nel tempo.

Secondo il Dizionario etimologico della lingua italiana Cortelazzo-Zolli, il costrutto è stato coniato probabilmente nel periodo umanista, ma compare scritto con la sua valenza teatrale originaria solo nell’ultimo decennio dell’Ottocento: l’unico legame col mondo greco è quindi quello semantico! Il Deus ex machina, infatti, non era altro che uno stratagemma a cui ricorrevano gli autori teatrali (uno tra tutti Euripide, e in minor misura Eschilo) per risolvere trame molto intricate e apparentemente senza un possibile scioglimento naturale.

Si ricorreva dunque al soprannaturale, facendo calare da una piccola gru in legno dalla struttura simile a una scala (mechané, in greco) uno o due attori che interpretavano le divinità. Queste, pur rimanendo del tutto estranee all’intreccio della storia rappresentata, si servivano del loro potere per decidere la sorte dei personaggiChe gli dèi e le dee nella cultura greca non si limitassero a osservare le vicende umane non è una novità: anche solo leggendo l’Iliade o l’Odissea ci si rende facilmente conto di come la divinità non fosse trascendente alla realtà umana, e di come ne fosse invece pienamente al corrente, diventandone spesso e volentieri una parte integrante tramite gesti e azioni che andavano a discapito o a favore di chi era protagonista dell’avventura di turno.

Le divinità, però, non muovevavno le fila della vicenda, né contavano di arrivare a un fine preciso: anche loro erano soggette a un volere più grande, ovvero quello del Fato, limitandosi perciò a risolvere le faccende umane con criteri spesso tutt’altro che imparziali e influenzando ampiamente le azioni delle persone coinvolte. Ed è proprio questo il fulcro della questione che da un paio d’anni coinvolge tante personalità del mondo della scrittura e del giornalismo, dal momento che nel corso del tempo l’espressione Deus ex machina sta attraversando un progressivo cambiamento di significato, non coerente con quanto riportato nei dizionari odierni e dettato dalla norma d’uso nel nostro registro linguistico quotidiano.

Se la definizione etimologica della locuzione è legata proprio all’idea di un personaggio che, rimanendo esterno alla vicenda e ai singoli eventi, risolve tutto dall’alto, a oggi vediamo sempre più persone utilizzare Deus ex machina per indicare l’artefice nell’ombra dietro determinati accadimenti. È interessante notare, a questo proposito, come l’evoluzione linguistica, seppur scorretta, si stia diffondendo in un’epoca in cui le masse cominciano a essere sempre più persuase della presenza di misteriose società segrete dietro qualsiasi aspetto della vita politica ed economica internazionale.

Che Satana sia di sinistra, che la terra sia piatta e che Lady Gaga faccia parte dei cosiddetti «Illuminati» sono solo le parti più comiche di un fenomeno sociale di portata inimmaginabile, del quale, grazie ai social network, possiamo accorgerci con grande facilità: si vedano le battaglie portate avanti da ogni militante no-vax nella convinzione che sia presente un microchip all’interno del vaccino anti-Covid, l’assalto a Capitol Hill da parte di chi sosteneva Donald Trump, gridando a un grande imbroglio dietro l’elezione del neo-Presidente Joe Biden o, senza andare troppo lontano, il nostrano Simone Pillon, che, insieme ad ampie frange dell’estrema destra, si dice terrorizzato dalla parola «famiglia» se declinata al plurale, e teme che la fantomatica «dittatura gender» creata dalla potente «lobby LGBTQIA+» sia uno stratagemma per plagiare le nuove generazioni, interferendo con lo sviluppo della loro sessualità e identità di genere.

Forse il problema di fondo sta proprio lì, nell’espressione Deus ex machina interpretata in modo improprio, nel pensare che dietro a qualsiasi cosa ci sia un complotto gestito da un deus* gay*, democratic* e farmacist* (l’uso esasperato dell’asterisco è voluto). Altre persone, dal canto loro, ricordano il senso della locuzione e sanno che non arriverà dall’alto della sua gru un* deus* pront* a risolvere la situazione come in un’opera di Euripide – e dunque si vaccinano, vanno ai pride e votano responsabilmente.

 

 

Se ti è piaciuto questo articolo ti potrebbe interessare anche questo:

Proteste in Polonia, DDL Zan e quadri di Klimt: perché è lecito continuare a sperare?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *