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San Patrignano: Vincenzo Muccioli è stato un salvatore o un carnefice?

Recentemente si è di nuovo parlato di Vincenzo Muccioli, nonostante sia ormai passato più di un decennio dalla sua scomparsa e sia un nome noto soprattutto a chi, come me, può dire di aver toccato tali tematiche con mano: a inizio anno, infatti, Netflix ha lanciato la docuserie SanPa: luci e tenebre di San Patrignano, che ha fatto riparlare di vicende ormai datate.

Chi era Vincenzo Muccioli? Prima di tutto un imprenditore, secondo alcune voci, un santo – le scettiche potrebbero addirittura definirlo un santone; secondo altre, un assassino che pare abbia provocato la morte di più pazienti della struttura. Per capire bene cosa successe a chi occupava la comunità, però, è bene partire dall’inizio. Qualche anno dopo il matrimonio con Maria Antonietta Cappelli, Muccioli si trasferì nel podere della famiglia di lei, a Coriano, per dedicarsi alle sue passioni: l’allevamento di razze canine e l’agricoltura. Così, nei primi anni Settanta, nasce nel podere di San Patrignano il “Cenacolo”, un gruppo che fa capo allo stesso Muccioli e che condivide l’interesse per lo spiritismo e la parapsicologia.

Tale gruppo darà vita, nel 1978, alla famosa comunità terapeutica (pare infatti che durante gli incontri chi partecipava avesse sviluppato una particolare sensibilità ai temi dell’emarginazione e del disagio giovanile causato dall’uso smodato delle droghe del tempo). Elemento che ha suscitato non poche curiosità e critiche all’operato di Muccioli è stato il suo proclamarsi reincarnazione di Gesù Cristo, idea da cui deriva anche l’aulico nome del gruppo dal quale tutto ha avuto inizio. Muccioli non era né un terapeuta né un medico, solo un uomo che non ha mai finito le scuole superiori e che quando venne interpellato per spiegare il perché del suo impegno, rispose di aver visto «fin troppi ragazzi sbattuti per strada, bucati. Me la prendevo con la società, poi capii: la società sono io». Né è stato questo a impedirgli di ritenersi un medium capace di salvare anime in pena.

Intanto la comunità è cresciuta, diventando la più grande d’Europa e la più desiderata da coloro che vedevano in San Patrignano una via di salvezza. Anche Muccioli è diventato a sua volta una figura di punta: è stato ospite assiduo in televisione ed è stato sostenuto economicamente dalla famiglia Moratti. Ciononostante, qualcosa ha cominciato ad andare storto e, a dispetto dei numerosi reportage in cui si vedeva Muccioli con giovani apparentemente felici, si è scoperto che nella comunità si utilizzavano metodi coercitivi da denuncia, e sono venuti a galla diversi suicidi misteriosi, tanto che finalmente si è pensato di portare alla luce un mondo sommerso di violenze e abusi.

Dai pestaggi alle catene, alla degradazione psicologica, alla reclusione forzata: esce allo scoperto un modo di agire che di terapeutico non ha granché. Sembra che il santone tanto santo non sia, e i suoi metodi fanno aprire delle indagini a carico suo e della comunità intera. Muccioli affronta così due processi per i reati di sequestro di persona, maltrattamenti, favoreggiamento e omicidio colposo, e al processo viene condannato a otto mesi di carcere esclusivamente per favoreggiamento nell’assassinio di Roberto Maranzano. Ciò non impedisce alla stampa pubblica di parlare di lui in altri termini, nonostante già ci si chieda quanto possa considerarsi affidabile una persona che si dichiara la reincarnazione di Cristo, o se sia lecito ritenersi tale. Anche se qualche ospite della struttura è stato in grado di uscire dal vortice della droga, ci si domanda, i mezzi utilizzati possono giustificare il fine?

La serie Netflix conferma diversi dubbi al riguardo, anziché smentirli: Muccioli era un personaggio complesso, un benefattore così come, a detta di alcune persone che avevano collaborato con lui, un megalomane. A prescindere da quale sia la verità sul suo conto, non si può non ammettere che abbia avuto una buona idea nel momento in cui lo Stato non prendeva in considerazione la tossicodipendenza, il dilagare incontrollato dell’eroina e dell’epidemia di HIV. A oggi, San Patrignano continua la sua attività di recupero e prevenzione, conta migliaia di ospiti e rimane un luogo di riferimento per la tossicodipendenza; fondata ancora sul non utilizzo dei farmaci, aggiunge però un percorso terapeutico che sicuramente si discosta da quello del suo fondatore.

Tuttora viene considerato importante che una persona tossicodipendente non si veda in giro, che non stia tra le piazze, perché entrare in contatto con lei sembra creare disagio. Questo evidenzia fino a che punto si tratti di un mondo ancora piuttosto sconosciuto, che spesso non si vuole imparare a conoscere al di là di certi preconcetti borghesi. Dal canto suo, Muccioli fu di certo una figura carismatica, il precursore di un sistema di recupero, e il suo operato, ben visto o no, si potrebbe riassumere con una domanda che lui stesso ha posto più volte: «Se uno sbaglia facendo del bene, deve pagare o bisogna dirgli grazie?».

(Articolo rivisto da Federica Duello)

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