Scuola: l'immagine mostra una classe di bambini

Tra DAD e riapertura, restituiamo intanto alla scuola il suo ruolo primario

Sul fronte scuola, a un mese dall’inizio del nuovo anno, tutto sembra essere iniziato esattamente come da ultimi scampoli del 2020: con un estenuante braccio di ferro tra governo e regioni circa la riapertura degli istituti scolastici. Il ricorso a oltranza della DAD ha suscitato, infatti, non pochi malumori e diverse perplessità di fronte al caos di proposte, contro-proposte e rinvii, rischiando di portare alla totale mancanza di percezione di ciò che la scuola dovrebbe rimanere: un luogo di formazione e di dialogo, in cui acquisire gli strumenti con cui va analizzata e interpretata la realtà.

L’impressione è invece che l’affare scuola sia una patata bollente di cui non ci si vuole occupare, o da gestire senza lungimiranza, programmazione e attenzione per le scolaresche, anche se fino a ora diversi episodi avvenuti nel nostro Paese ci ricordano che l’istruzione è il primo baluardo della società contro l’ignoranza e l’anarchia, elementi che stanno già facendo terra bruciata dall’inizio della pandemia mondiale.

Una prima avvisaglia del pericolo si era avuta già l’11 maggio 2019 e aveva riguardato la docente Rosa Maria dell’Aria, “colpevole” di aver lasciato che una sua classe, durante un lavoro di gruppo sulla Giornata della Memoria, accostasse le leggi razziali del 1938 ai Decreti sicurezza dell’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Quel lavoro non aveva assolutamente alcuna finalità politica né tendeva a indottrinare gli studenti, che da sempre hanno lavorato in modo libero. […] Il mio modus operandi è cercare che si formino un pensiero libero, critico […]. Che si formino delle opinioni».

Queste erano state le dichiarazioni della docente in merito alla sua sospensione, in seguito dichiarata illegittima dal Tribunale del Lavoro di Palermo, in quanto «la docente ha esercitato la libertà di insegnamento nel fornire il materiale didattico. Inoltre, non sussiste la colpa della mancata vigilanza sull’operato dei suoi alunni perché se avesse controllato il contenuto dei loro lavori avrebbe violato la loro libertà di pensiero tutelata dalla Costituzione».

Si è trattato senza dubbio di un esempio di libertà di espressione e di presa di coscienza civile, per quanto diverse siano state le considerazioni emerse sui social network (e non solo) circa il fatto che la storia va affrontata con il giusto discrimine: paragonare eventi così lontani tra loro nel tempo e nelle condizioni sociopolitiche in cui si sono verificati, infatti, può avere sì il potere di stimolare una maggiore consapevolezza in ottica diacronica, anche se allo stesso tempo è necessario che proprio in classe, con l’aiuto dell’insegnante, si imparino a operare anche degli opportuni distinguo tra epoche e contesti. Compito dell’istruzione, tra gli altri, è dopotutto proprio quello di fornire strumenti di conoscenza, quantomeno se la classe politica non tenta di impedirlo.

Con questo esempio ha cozzato in un secondo momento la testimonianza di Sabrina Pattarello, insegnante della scuola elementare Giovanni XXIII di Treviso. La docente si è resa protagonista di un’accorata protesta da parte delle famiglie, poiché più volte aveva invitato ragazzi e ragazze a togliersi la mascherina in classe, dato che, sue testuali parole, «solo gli anziani muoiono di Covid». La reazione da parte degli organi competenti non si è fatta attendere, e alla prima sospensione da parte del prefetto si è aggiunto il licenziamento da parte del Ministero dell’Istruzione, che ha posto fine alla carriera dell’insegnante.

Raffaele Baratto, deputato di Forza Italia (quasi per un curioso contrappasso con la vicenda di cui abbiamo fatto menzione sopra), ha commentato così la vicenda: «Siamo in piena pandemia, non facciamo moralismi fini a sé stessi. […] Un ragionamento però più ampio deve portarci anche a riflettere sul fatto che la popolazione va ancora sensibilizzata sul pericolo di contagiosità di questo virus e sull’adesione quanto più ampia possibile alla campagna di vaccinazione».

Qual è il nesso tra il caso delle due docenti e il problema della riapertura o meno delle scuole? Presto detto: pur con tutte le difficoltà nello stabilire quando e se le scuole riapriranno, e pur essendo inevitabili i relativi dibattiti dell’opinione pubblica, è fondamentale intanto restituire alla scuola il suo ruolo di educatrice, affinché si allenino le nuove generazioni a diventare persone sempre più responsabili e di buon senso, pronte ad affrontare le sfide del domani. Le restrizioni tardive e la mancanza di progettualità da un lato, unite a comportamenti poco consoni sul fronte proliferazione Covid-19, sono d’altronde alcune tra le conseguenze di questa mancata prospettiva.

Perciò, se vogliamo evitare che la prossima generazione arrivi impreparata alle crisi del futuro, o anche solo a una convivenza sana nella società di cui anche noi facciamo già parte, è necessario focalizzarci su questo: sulla consapevolezza che conoscere la propria storia e assumere i giusti comportamenti davanti alla realtà può davvero salvare le nostre vite.

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