meme e memetica

La trasmissione dell’informazione, dai nostri geni agli Internet meme

«Siamo tutti collegati ad Internet, come i neuroni in un cervello gigante» affermava Stephen Hawking, ribadendo la centralità della rivoluzione tecnologica degli ultimi decenni nelle dinamiche cognitive e nei nuovi stili di apprendimento della generazione digitale. È però possibile che i mezzi di comunicazione siano tanto più avanzati quanto più bassa è la qualità dell’acquisizione dell’informazione stessa. E tuttavia, il meme, una delle forme più innovative di comunicazione del nostro mondo interconnesso proprio per la rapidità con cui una foto con didascalia ben riuscita può diventare virale, deriva da una profonda ricerca sul significato dell’esistenza.

Ma andiamo con ordine. La memetica è la disciplina che si occupa dello studio dei meme e della loro diffusione. L’ambiente digitale, in analogia con l’evoluzionismo darwiniano, è l’habitat naturale ideale per la diffusione di questo tipo di informazione, che diventa vettore di trasmissione delle esperienze individuali: un passaparola da mente a mente, in grado di resistere nel tempo, e la capacità di sfruttare le chance di replicarsi offerte dal contesto sociale.

Che si tratti di fare dello humour su alcuni stereotipi e mode del momento, o che si finisca per superare il limite della morale partendo dall’innocente intento di strappare un sorriso con dei contenuti controversi, resta il fatto che un’immagine racchiusa con successo in un meme ha più speranze di suscitare una reazione emotiva. Se ciò accade, l’unità d’informazione del meme viene imitata e ricondivisa, affidandosi alla volontà e creatività del popolo del Web e influenzando così l’evoluzione culturale, visto che essa stessa ha l’imprinting dell’idea di massa. 

Il fenomeno dei meme è stato analizzato per la prima volta nel saggio scientifico Il gene egoista. La parte immortale di ogni essere vivente (1976) scritto da Richard Dawkins, etologo e biologo britannico che è riuscito a estendere la teoria della selezione naturale oltre l’aspetto biologico. La tesi sostenuta da Dawkins è che i geni, unità dell’ereditarietà che preserviamo in maniera egoistica, vengono trasmessi solamente se le conseguenze sono utili ai loro stessi interessi: sopravvivere e continuare a essere replicati per passare l’informazione alle generazioni successive. Allo stesso modo, la comunicazione nei social network attraverso i meme non tiene sempre conto dei benefici della specie in senso stretto.

Come spesso accade, il concetto di memetica di Dawkins è un po’ sfuggito al controllo del suo creatore, sebbene il biologo suggerisca una chiave di lettura sulla questione (rimasta ancora aperta) sottolineando che «una società umana basata soltanto sulla legge del gene, una legge di spietato egoismo universale, sarebbe una società molto brutta in cui vivere». In effetti, rischi connessi a un assolutismo dei meme procrastinati da Dawinks sono stati affrontati nuovamente nel saggio Virus of the Mind: The New Science of the Meme di Richard Brodie, noto programmatore e ideatore di Microsoft Word.

Anche Alessandro Lolli, nel suo saggio La guerra dei meme. Fenomenologia di uno scherzo infinito, ribadisce le ripercussioni negative che questa forma di creatività artistica potrebbe avere sulle nuove generazioni che ne hanno garantito il trionfo. Però, è importante precisare che la memetica, essendo estremamente recente, rientra ancora nella definizione di proto-scienza (campo di ricerca che non si è ancora sviluppato come disciplina scientifica, ma che possiede il potenziale per diventarlo), e che per questo motivo è stata aspramente criticata.

Di certo non sono poche le difficoltà nel seguire un rigore metodologico per l’analisi dell’incredibile quantità di contenuti che ogni giorno circolano su Internet, ed è necessario creare un ponte tra l’ambito umanistico e scientifico. «La storia della scienza è stata una lunga serie di intuizioni improvvise, nel momento in cui generazioni successive si sono confrontate con sempre maggiori livelli di bizzarria nell’universo», ha detto lo scienziato in una conferenza al TEDGlobal 2005, enfatizzando la stranezza dell’universo e il suo infinito fascino.

Perfino i più celebri romanzi distopici ci hanno insegnato a temere l’omologazione della cultura in un’umanità sempre più connessa, anche se Dawkins non intende affatto dare una risposta esaustiva agli interrogativi che si pone nel suo saggio, ricordandoci di non trascurare quella perenne ricerca di una spiegazione scientifica esaustiva sul perché della vita.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *