yoga e meditazione

Tornare in sé con lo yoga e riscoprire le risorse della propria mente

La nostra mente sembra un meccanismo perfetto, eppure talvolta tende a ingannarci. Quasi sempre, quando sentiamo un senso di incompletezza o di noia, tendiamo a concentrare la nostra ricerca verso l’esterno. Per un breve momento questo ci soddisfa, dato che siamo sempre a caccia di nuovi stimoli, ma non nutre il nostro spirito in profondità; così, i vuoti rischiano di ripresentarsi.

Nella società contemporanea e consumistica, tale meccanismo è accentuato perché funzionale al sistema economico di cui volenti o nolenti siamo parte. Le conseguenze più drammatiche di una continua ricerca verso l’esterno sono i numerosi disturbi compulsivi legati per esempio allo shopping, al sesso e al gioco d’azzardo, comportamenti e atti fini a sé stessi, attraverso i quali non sempre si raggiunge una soddisfazione definitiva, mettendo in moto piuttosto un ripetersi ossessivo dell’azione e, quindi, della nostra ricerca di soddisfazione.

Anche senza considerare livelli patologici, questa ricerca vana può interessare chiunque di noi, dal momento che recepiamo una quantità di informazioni e di stimoli all’entertainment senza eguali nella storia. Con il rischio di ricevere tante informazioni e dimenticarsi di sé, secondo l’ultimo rapporto Censis sui media (febbraio 2020), le persone tra i 14 e i 29 anni utilizzano non a caso almeno quattro fonti giornaliere: internet 90,3%, TV 89,9%, telefono cellulare 89,8%, social media 86,9%.

Per spezzare questo circolo vizioso è importante fermarsi e concentrarsi sulla propria interiorità. Un aiuto in questo senso può venire da un prezioso alleato: lo yoga. Non serve essere asceta per entrare in empatia con il proprio essere e ciò che ci circonda; il primo passo è, anzi, molto fisico: dobbiamo solo concentrarci profondamente sul flusso d’aria che attraversa il nostro corpo e che ci permette di staccare la mente dagli stimoli esterni, concentrandoci verso l’interno.

Patanjali, filosofo indiano considerato il padre dello yoga, ha individuato nel suo libro Yoga Sutra otto fasi dello yoga, due delle quali in particolare vengono considerate essenziali per un efficace approccio iniziale. La fase Asana, un insieme di posizioni corporee nelle quali respirare e meditare profondamente, calma la mente e la mette in sintonia col corpo, predisponendola alla fase Pranayama. Con prana, Patanjali indica l’energia vitale, cioè il respiro che è inizio e fine della nostra vita, nonché fondamento di essa, mentre yama è invece il controllo Pranayama è quindi il controllo del respiro che consente di regolarizzarlo e, di conseguenza, di calmare la mente. 

Tale controllo è effettuato in modo ritmico, attraverso interruzioni del respiro, secondo velocità e lunghezza differenti. Attraverso questa fase si giunge a ciò che chiamiamo meditazione, ovvero Dhyana. La parola «meditazione» non indica l’atto di pensare, anzi: è pura de-concentrazione e rilassamento assoluto dell’attività cerebrale, che non avvengono in presenza di sforzi, bensì nell’attimo in cui lasciamo andare la mente. La concentrazione è invece un suo risultato, prodotto dal rilassamento e dalla maggior chiarezza che viene così generata.

Per questo la meditazione ci aiuta anche a valutare i nostri modelli di pensiero e a vedere le cose come sono realmente. JinBodhi, maestro cinese di meditazione, sostiene al riguardo: «Una volta che abbiamo raggiunto un certo livello di coltivazione di noi stessi, possiamo anche guardare noi e il mondo oltre i limiti di spazio e tempo». Le sue parole, riportate dalla rivista canadese Meditation & Health, risuonano come un incoraggiamento: «Ci sono molte strade nella vita. Ma è solo quando una mente non convenzionale pondera che nasce un prodigio». JinBodhi ci invita pertanto a mettere in discussione certe nozioni prestabilite e a pensare in maniera indipendente, trovando la nostra nuova strada dopo aver eliminato vecchi preconcetti, perché «non ci può essere costruzione senza distruzione».

Riprova di quanto detto viene, forse con sorpresa solo apparente, da alcuni studi economici. Maurizio Zollo, ordinario di Strategia e Sostenibilità all’Università Bocconi di Milano, in un Mooc di Corporate Sustainability del 2018 ha considerato per esempio la validità della meditazione per il management quando si devono prendere decisioni a lungo termine. Nel momento in cui siamo sotto stress, infatti, i nostri orizzonti mentali tendono a restringersi e a concentrarsi su ciò che porta un vantaggio immediato: in tal senso la meditazione, abbassando drasticamente il livello di stress, può aiutarci ad acquisire una visione più ampia di certe dinamiche, rendendo il nostro cervello più resistente alle tentazioni di soddisfare appetiti di breve periodo e pronto a concentrarsi su ciò che potrebbe cambiare anche il nostro futuro.

Ecco perché, se si vuole andare davvero avanti, è importante tornare in sé, tanto nel mondo del lavoro quanto, soprattutto, nella sfera privata della nostra esistenza.

2 pensieri su “Tornare in sé con lo yoga e riscoprire le risorse della propria mente

  1. È importante tornare in sé…,.queste parole mi hanno lasciata senza fiato perché a mio giudizio sono l’essenza della nostra vita in tutte le manifestazioni. Complimenti x la profondità dei concetti

    1. Grazie Enza, concordo. Credo che esplorare se stessi aiuti a vivere appieno ogni esperienza della nostra vita.

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