paura rappresentata da un uomo che viene additato dall'alto, secondo la logica dell'irresponsabile

Paura e logica dell’irresponsabile: che ruolo giocano nel plasmare una società?

Paura: «sostantivo femminile indicante uno stato di insicurezza, smarrimento e ansia dinnanzi a un pericolo reale o presunto, o dinnanzi a cosa che sia o si creda essere dannosa». Così il dizionario Treccani definisce una delle emozioni che hanno caratterizzato da sempre la storia umana. Dopotutto, le emozioni non solo sono parte nella nostra interiorità, ma hanno anche delle conseguenze sulla società, e sono alla base di comportamenti collettivi che la modificano.

È semplice diffondere la paura in un’epoca priva di certezze o di guide spirituali solide: l’isolamento dell’essere umano e il suo utilitarismo sono funzionali al capitalismo, che fomenta negli individui l’ambizione a una rapida ascesa economica; non sono però funzionali alla stabilità e alla sicurezza a lungo termine. In questo modo, infatti, ogni singola persona è puntino in un mare immenso, in cui ne galleggiano tanti altri, nella maggioranza dei casi votati a una rampante scalata sociale, e che fremono per sbalzare giù chiunque dalla sua piccola zattera.

Papa Francesco, nella sua enciclica Fratelli Tutti, ha affermato: «Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza… L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono se stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il divide et impera».

Divisione e isolamento, in altre parole, giocano sempre a favore di certa propaganda. Numerose testimonianze ci sono fornite dalla storia, a partire dalla caccia alle streghe propagandata dall’allora dominante ceto ecclesiastico, fino alla caccia agli ebrei di stampo nazista del secolo scorso. Trovare responsabili da accusare di tutte le sciagure davanti alle masse, che spesso versano in uno stato di privazione economica e culturale, ha contribuito pertanto a mantenere le classi dominanti saldamente al comando.

Nell’epoca attuale tale dinamica è amplificata dalla diffusione efficace e rapida di messaggi talvolta fuorvianti. Già Stanley Cohen, in Demoni popolari e panico morale, osservava nel 1972 che nell’Inghilterra degli anni Sessanta i media avevano giocato un ruolo di primo piano nel fornire un’immagine distorta ed eccessivamente pericolosa delle generazioni e delle culture giovanili: l’invenzione e la diffusione di leggende sui Mods e sui Rockers trasformavano una minaccia in un simbolo facilmente riconoscibile, diffondendo il cosiddetto panico morale. D’altronde, come diceva Napoleone, «ci sono due modi per far muovere gli uomini: l’interesse e la paura».

Tale metodo di analisi può aiutarci a comprendere meglio anche la descrizione di alcuni fenomeni attuali, come l’impatto dell’immigrazione sul sentire comune: quanto infatti c’è di reale nella narrazione mediatica e quanto è funzionale all’esplosione della paura? E lo stesso interrogativo può valere nel caso della pandemia da Covid-19: notizie poco accurate e approfondite instillano false credenze che sembrano portare alla caccia all’irresponsabile, persona che non tutela la società e mossa solo dalle proprie pulsioni.

Tralasciando il fatto che l’atteggiamento appena descritto è il modello di comportamento umano a cui la società contemporanea tende in ogni ambito, la logica dell’irresponsabile come capro espiatorio sta diventando nuovamente un motore di paura. Non a caso, sui social è ormai di uso comune la tendenza a etichettare negativamente chi propone una riflessione e una discussione accurata sulle possibili risposte alla pandemia, dall’utilizzo dei dispositivi di protezione fino alla somministrazione dei vaccini.

Sembra, insomma, che ancora una volta si sia instaurata una sorta di paura del dibattito e del dialogo, insieme alla convinzione che una risposta rapida e decisa sia l’unica soluzione possibile al virus e, soprattutto, di efficacia certa, a scapito quasi sempre di una riflessione scientifica e ponderata.

«La fretta è una cattiva consigliera», recita un vecchio detto, e forse la saggezza popolare non ha poi tutti i torti: ciò che è immediato ed efficace sembra assumere una connotazione più valida, nel nostro mondo. Eppure, per esempio, una ricerca del professore Michele Roccato, docente ordinario di Psicologia sociale all’Università di Torino, presentata nel marzo 2021 ha rivelato un risultato preoccupante: la pandemia e il senso di minaccia economica correlata spingerebbero gli individui a desiderare addirittura un governo antidemocratico.

La discussione e il confronto — con tempistiche più larghe, ma necessarie sono forse da sopprimere in nome di una risposta istantanea alla paura o potrebbero essere strumenti utili ad analizzare determinati problemi e a trovare una soluzione duratura? Ebbene, Cartesio avrebbe risposto così: «Dubium sapientiae initium», il dubbio è l’origine della sapienza.

 

Se ti è piaciuto questo articolo ecco un altro che potrebbe interessarti:
«Svegliatevi!», ovvero la funzione della cultura contro la paura

2 pensieri su “Paura e logica dell’irresponsabile: che ruolo giocano nel plasmare una società?

  1. Articolo molto interessante, ricchissimo di spunti e di riferimenti storici. La paura è sicuramente uno strumento facile da utilizzare ad altri fini, come è noto che le masse si fanno spesso trascinare da chi usa il tono di voce più alto. L’appiattimento mediatico poi fa il resto, sfornando solo notizie con un tono da scoop. Penso che ognuno di noi nel proprio piccolo, nella sfera lavorativa come in quella privata, possa essere portatore di un messaggio diverso, offrendo ascolto e condivisione attivi e genuini. Un po’ faticoso ma ne vale la pena!

    1. Concordo Eliana, profondità nelle tematiche che si affrontano e attenzione verso il prossimo e le sue necessità sono elementi fondamentali per una società più autentica che risponda ai reali bisogni di tutti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *