scienza : l'immagine vuole rappresentgare un ragazzo che col binocolo vuole scoprire nuovi orizzonti e nel nostro caso le nuove scoperte scientifiche

Gli errori nella scienza e i vantaggi della serendipità

«La gioia nell’osservare e nel comprendere è il dono più bello della natura» sosteneva Albert Einstein. Eppure, nel nostro Paese manca ancora una chiara percezione della ricerca scientifica come elemento culturale e ciò porta inevitabilmente a ignorare l’incanto della scoperta inattesa di un fenomeno.

Per non parlare del fatto che la violenza mediatica con cui ci si sta scagliando contro i vaccini anti Covid-19 e la mancata consapevolezza della straordinarietà di queste conquiste in campo biomedico sono la prova evidente di quanto sia davvero necessaria una corretta divulgazione scientifica, che punti soprattutto sulle nuove generazioni e sulla loro curiosità.

«Una delle cose più divertenti dell’avere un cervello è non avere nessun controllo su ciò che raccoglie e trattiene, che siano fatti o storie. A volte le cose rimangono lì per anni prima di riuscire a capire perché sono interessanti o importanti per noi»: queste le parole di Adam Savage durante un intervento del 2012 per TED-Ed. L’oratore di fama internazionale cerca, insomma, di spiegare la sua passione per la scienza come interesse a capire un concetto a lui sconosciuto, perché, solo ripercorrendo il processo mentale che ha portato a una determinata scoperta, è possibile rendersi conto di come ci si possa avventurare anche solo un po’ più in profondità con il pensiero.

Nel libro Errori galattici: Errare è umano, perseverare è scientifico (De Agostini, 2018) di Luca Perri, giovane astrofisico dell’INAF di Brera e primo classificato al FameLab del 2015, si racconta in maniera divertente l’invisibilità della scienza come fattore connesso ad un problema educativo: un’innovativa percezione del mondo potrebbe cambiare, in modo anche significativo, la nostra vita e nel manuale (alla portata di chiunque, dai 10 ai 99 anni) l’insegnamento che si tenta di trasmettere è proprio questo: non bisogna temere l’errore nella scienza, perché può anzi tornare molto utile nella misura in cui da esso nasce una nuova e incredibile scoperta.

A celebrare lo sbaglio e il caso come utili strumenti di ricerca fu anche Umberto Eco, il quale trovò talmente interessante il topic della serendipità da menzionarlo nella sua rubrica La Bustina di Minerva per L’Espresso, definendo «rivoluzionari» gli errori di calcolo e di valutazione cartografica di Cristoforo Colombo. «Ogni grande scoperta avviene perché lo scienziato (o il filologo, o il detective), invece di seguire le vie normali di ragionamento, si diverte a pensare che cosa succederebbe se si ipotizzasse una legge del tutto inedita e puramente possibile, la quale però fosse capace di giustificare – qualora fosse vera – i fatti curiosi a cui con le leggi esistenti non si riesce a dare spiegazione. Le idee migliori vengono per caso. Per questo se sono buone non sono mai del tutto tue» (Che bell’errore!L’Espresso n.14, Marzo 1985).

«L’espressione più eccitante da ascoltare nella scienza, quella che annuncia le più grandi scoperte, non è Eureka ma Che strano…» affermava sempre a tal proposito Isaac Asimov, romanziere del Novecento noto come massimo rappresentante della narrativa di fantascienza. Con ciò, egli distingueva la serendipità dall’intuizione improvvisa legata alla nota esclamazione eureka (attribuita ad Archimede e impiegata per esprimere la soddisfazione scaturita dalla risoluzione di un problema difficile).

La parola «serendipità» ha origine dalla fiaba persiana I tre principi di Serendippo, antico nome dello Sri Lanka, con protagonisti i tre figli del re di Serendip, che si distinguono per la loro perspicacia e il loro spirito di osservazione. La logica attuata dai prìncipi per il ritrovamento di un cammello rubato, combinata alla pura e inaspettata accidentalità, affascinò moltissimo lo scrittore inglese Horace Walpole, che coniò il termine serendipity per indicare scoperte fortuite e non intenzionalmente programmate.

E sono tantissimi gli esempi che potremmo menzionare per ripercorrere rapidamente le principali invenzioni frutto di serendipità, non dimenticando di citare la dinamite, i raggi X, la penicillina, i fiammiferi, il principio di Archimede, il microonde, il viagra, ma anche le patatine fritte, il ghiacciolo e perfino la Coca-Cola.

Va insomma detto che chiunque potrebbe essere testimone di serendipità: proprio quando pensiamo che tutto sia scontato o inevitabile, infatti, può verificarsi un caso tutt’altro che prevedibile. Sebbene nell’immaginario collettivo si sia ormai diffusa l’idea di una scienza infallibile, quindi, non ammettere l’errore o addirittura nasconderlo potrebbe essere controproducente e minare la nostra fiducia nei confronti della scienza.

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