vaccino: siringa che colpisce un virus per simboleggiare il vaccino del covid 19

Vaccino sì, vaccino no: due facce della stessa medaglia

L’emergenza pandemica in atto da più di un anno ormai ha diffuso la sensazione di essere stata gestita alla stregua di una caccia alle streghe con obiettivi sempre diversi; l’anno scorso, per esempio, i media si scagliavano contro chi negava l’esistenza del Covid-19.

A ben guardare, tuttavia, l’etichetta di negazionista è stata attribuita anche a chi non lo era affatto, ma ha manifestato contro le modalità di gestione della pandemia. Questo atteggiamento, favorito dalle derive violente che spesso traggono profitto da situazioni di contrasto, ha gettato discredito su chiunque tentasse di verbalizzare il proprio malcontento e ha contribuito a ridurre al silenzio chi chiedeva misure diverse per contenere i contagi.

Anche per tale motivo si è guardato alla categoria no-vax con sospetto, ancora di più di quanto non lo si facesse prima: la definizione indica chiunque non accetti la somministrazione di alcun vaccino, in particolare quelli rivolti alla popolazione infantile. Il termine è ora impropriamente attribuito a coloro che, pur non negandosi alle vaccinazioni in generale, mostrano delle perplessità rispetto alle dosi contro il Covid-19 rese disponibili negli ultimi mesi, anche alla luce dei rapporti sbilanciati tra l’UE e le case farmaceutiche messi in evidenza da Manon Aubry in sede europea. Di questo gruppo fa parte una fetta eterogenea di popolazione che comprende persino parte del personale sanitario, maggiormente esposta al contagio per ovvi motivi.

Da un anno a questa parte, per di più, è stata esposta ogni genere di teoria riguardante l’origine del virus, ma sia esso naturale o sbucato da un laboratorio, una punizione divina o di Madre Natura, una disgraziata fatalità o il risultato di un piano diabolico, come è stato ipotizzato in varie sedi, non cambia il fatto che sia ormai necessario convivere con questa spada di Damocle.

A tal proposito, è naturale desiderare il proprio benessere e volersi documentare con l’obiettivo di raggiungerlo attraverso dati e notizie credibili, ma dall’altra parte nell’ultimo anno non è mancato il bombardamento da informazioni contraddittorie, che hanno seminato terrore e confusione: a partire dalla supposta inutilità o meno delle mascherine, per poi scoprire che molte non erano neanche a norma, fino ad arrivare alle disposizioni nazionali circa gli spostamenti e relative chiusure/aperture degli esercizi commerciali.

Qualunque fossero il risultato e la decisione, si era sempre e comunque in errore, e sul vaccino regna la stessa confusione che ha caratterizzato le tematiche sopracitate. Proviamo dunque a venire a capo della faccenda.

A oggi, nel nostro Paese, le vaccinazioni proseguono e sono disponibili i seguenti ritrovati: Comirnaty BioNTech/Pfizer, Moderna e Vaxzevria (ex AstraZeneca); mentre Janssen (Johnson&Johnson), che prevede, diversamente dagli altri, una sola dose, è al momento sospeso in via precauzionale. I primi due prodotti hanno dimostrato un’efficacia addirittura superiore al 90%, mentre Vaxzevria e Janssen sono efficienti in meno del 70% dei casi e sono stati i più criticati per via degli effetti collaterali.

Tutti i vaccini sono comunque stati approvati dall’EMA (European Medicines Agency), che si occupa di valutare l’immissione dei prodotti nel mercato europeo in tutta sicurezza e di monitorarli, sospendendoli se necessario. Lo scopo di questi prodotti è, ricordiamolo, immunizzare la popolazione contro il virus, consentendo nel più breve tempo possibile di tornare alla normalità o per lo meno di rallentare la diffusione del contagio.

Dopo un periodo di studi e sperimentazioni, ora che un vaccino c’è, rifiutarlo non risulta pertanto essere una decisione ben vista da molte categorie. Alcune di queste, fra l’altro, sono di fatto obbligate a sottoporsi all’inoculazione di un farmaco che può provocare, come qualunque altro, reazioni più o meno forti, con la discriminante che questo è un prodotto nuovo, lanciato per la prima volta su larga scala; del resto, anche i vaccini che oggi fanno parte del nostro libretto delle vaccinazioni hanno avuto un debutto e a oggi possiamo dire che hanno ricoperto un ruolo di fondamentale importanza nella storia dell’umanità.

È comunque plausibile che, accanto alle molte persone che vogliono vaccinarsi per ricominciare a vivere, ce ne siano altrettante che preferiscono non rischiare di stare male per un nulla di fatto. Dopotutto, le opinioni in merito sono il risultato di un processo mentale basilare e che, a scapito delle apparenze, è fondato in entrambi i casi su considerazioni scaturite da premesse affini.

Sia che desideriamo vaccinarci sia che desideriamo evitarlo, infatti, a muoverci è la paura di un virus o di un vaccino in grado di portare a esiti paradossalmente molto simili. Il ventaglio di possibilità è vasto: nonostante i dati statistici relativi all’età e al genere che vedono certe categorie meno portate a sviluppare complicanze dopo il contagio o l’inoculazione del farmaco, è impossibile sapere che tipo di reazione si avrà al Covid-19 o al relativo vaccino prima di sottoporcisi in prima persona.

Che fare, dunque, e come gestire le numerose informazioni con cui veniamo a contatto ogni giorno? Buona norma rimane quella di osservare nel medio-lungo termine gli effetti di campagne vaccinali e dichiarazioni pubbliche, di risalire alle fonti più autorevoli e più accertate di determinate notizie, di ascoltare campane diverse, a patto che siano tutte credibili e aggiornate, e di affidarsi a testate di fact-checking e di debunking, così da evitare di cadere in meccanismi mediatici mal gestiti, o ancora peggio in vere e proprie bufale, con l’obiettivo di schiarirci sempre di più le idee e di riuscire a prendere una posizione ragionevole, sicura e rassicurante in merito, tanto per sé quanto per chi ci circonda.

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