Due braccia alzate contro il cielo, una delle quali si libera da un paio di manette che stringono ancora l'altro polso

Vademecum dell’HIV pt. II – Come la paura del contagio alimenta i falsi miti

Sappiamo che, sin dall’inizio della sua sorveglianza sanitaria negli anni ‘80, l’epidemia dell’HIV ha purtroppo preso la direzione di un Gay-Related Immunodeficiency Disease (anche detto GRID, malattia da immunodeficienza correlata all’omosessualità). Ad alimentare questa ottusa convinzione collettiva sono state le leggi ostili verso l’omosessualità, che non hanno permesso di limitare l’incidenza di malattie sessualmente trasmissibili.

Oggi sappiamo che possiamo prevenire la trasmissione dell’HIV o, nel caso di contagio, sfruttare i trattamenti terapeutici a disposizione per rendere la malattia gestibile. Ma abbiamo davvero superato l’epoca delle superstizioni in cui l’unica risposta pratica alle terrificanti malattie era bandire le persone colpite, come accadeva un tempo per l’esilio della lebbra?

Dal precedente articolo che abbiamo pubblicato su questo tema è emerso che solo sradicando il pregiudizio e garantendo consulenze specialistiche e l’accesso ai servizi legali ai gruppi più a rischio è possibile ridurre significativamente il contagio. Del resto, sono ormai disponibili test rapidi per l’autodiagnosi, che possono essere effettuati su una goccia di sangue dal dito e acquistabili in farmacia, oppure quelli su saliva, anche se il risultato potrebbe richiedere un prelievo venoso per conferma

È quindi la percezione sociale del problema a impedire il miglioramento dell’emergenza sanitaria e non l’assenza di possibilità profilattiche e terapeutiche, come sottolineato dalla giornalista Shereen El-Feki nel suo intervento per TedEx. Ecco perché è importantissimo prendere consapevolezza del fatto che farci toccare dall’HIV è più facile di quanto sembri e non è una minaccia astratta, indipendentemente dal nostro orientamento sessuale.

L’HIV, infatti, si può trasmettere solo attraverso determinati liquidi biologici di persone inconsapevolmente positive alla malattia o non in terapia antiretrovirale efficace: il sangue e i suoi derivati, lo sperma e le secrezioni vaginali, il latte materno consentono al virus di entrare nel corpo attraverso ferite della pelle o lesioni anche non visibili delle mucose. Le vie di trasmissione, quindi, sono: sessuale (attraverso rapporti etero o omosessuali non protetti da un efficace metodo di barriera), ematica (condivisione di strumenti per l’uso di sostanze psicoattive o trasfusioni di sangue contaminato), verticale (da madre a bebè durante la gravidanza per via transplacentare, al momento del parto o, più raramente, attraverso l’allattamento al seno). Va inoltre ricordato che il virus non si trasferisce affatto attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, condividendo stoviglie, piscine o altri luoghi di convivenza e non ci si contagia di certo con carezze e baci.

La possibilità di infettarsi per via sessuale dipende però dal tipo di comportamento messo in atto e, soprattutto, dalla quantità di virus presente nel sangue o nelle secrezioni genitali della persona con HIV. Sono considerati a rischio solo i rapporti sessuali in cui non venga usato uno strumento di barriera (condom, femidom, dental dam) o altri strumenti di prevenzione come la PrEP. I comportamenti su cui focalizzare l’attenzione, dal più rischioso al meno rischioso, sono quindi: penetrazione anale, vaginale, sesso orale per chi stimola con la bocca i genitali del partner (fellatio e cunnilingus), qualora il liquido seminale o le secrezioni vaginali entrassero in contatto con tagli, lacerazioni della bocca o occhi. Chi invece riceve la stimolazione non corre alcun rischio.

Nell’ottica di quello che abbiamo detto e, visti i progressi scientifici degli ultimi anni, potremmo ancora considerare opportune delle leggi basate sul giudizio morale, sulla paura e sulla disinformazione?

«Sono stato in Africa, sono stato ad Haiti, sono stato a New York, in California, sono stato in tutti gli Stati Uniti – raro cancro osservato in 41 pazienti gay, deficienza immunitaria correlata all’omosessualità –, sono stato in Brasile, sono arrivato in Europa, sono stato scimmia, membro della tribù, partner inconsapevole, attore porno, aspirante cantante, e poi sconosciuto, donna tradita, danzatore, tossico, escort, parrucchiere, dirigente d’azienda, sportivo, paziente a cui è andata male, marito infedele, impiegato, senzatetto, figlio di balordi, attivista, prete, drag queen, ragazza transgender, professore, casalinga, medico, operaio, poeta, fotografo, madre che l’ha trasmesso al figlio, untore, vendicatore, adolescente alle prime esperienze, vittima di stupro: il virus stato in tutti questi corpi, li ha attraversati, sfruttati, erosi. Le persone finiscono, sono finite: quei corpi non esistono più. Invece lui è sopravvissuto, immortale, li ha trascesi, va oltre. È passato ad altri – in altri, in altre – arrivando fino a qui. Una parte di me ha fatto questo viaggio lunghissimo, nello spazio e nel tempo, e l’ha fatto prima di entrarmi dentro, prima di diventare quello che sono ora. Appartengo a una comunità invisibile. Di trapassati e superstiti, fantasmi e reliquie viventi» (Febbre, Jonathan Bazzi, Fandango Libri).

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