Un concerto dal vivo con DJ in primo piano e dietro di lui la scritta "dancing queer"

Queer studies: ripensare la cultura dalla Divina Commedia a Pose

Vivere in un periodo storico come il nostro ci permette di assistere alla nascita di nuove sensibilità in molti campi del sapere. Le nuove consapevolezze sorte intorno al concetto di identità e la valorizzazione delle istanze di alcune specifiche comunità – come quella LGBTQI+ – hanno, di fatto, reso possibile la concretizzazione, in ambito accademico, di un nuovo modo di rapportarsi alla cultura.

È in tale contesto che vanno inquadrate le evoluzioni dei queer studies, termine ombrello che racchiude al suo interno gli studi legati alle tematiche identitarie e inerenti alla sessualità. Più nello specifico, gli studi queer si pongono non soltanto l’obiettivo di enfatizzare il peso di voci spesso considerate minoritarie ma puntano a una più generale rilettura dei canoni e delle gerarchizzazioni preponderanti nel mondo della cultura introducendo nuovi elementi, atti a sovvertire il binarismo immanente alla cultura ufficiale.

La scelta del termine queer, d’altro canto, non è casuale. Il vocabolo, di origine anglosassone, nel suo significato letterale sta a indicare qualcosa di «strano» o «obliquo», non conforme; nel XIX secolo veniva utilizzato in senso spregiativo nei confronti degli omosessuali: lo stesso verbo to queer ha in origine una connotazione prettamente negativa e può essere tradotto con l’espressione «andar male», «andare in rovina». In anni più recenti, attraverso una riappropriazione positiva, queer è stato adottato dai membri della comunità LGBTQI+ con l’intento di mettere in discussione le distinzioni tra sesso, orientamento sessuale e genere e porre l’accento sulla complessità degli aspetti che compongono l’identità di una persona.

Le prime fondamenta della teoria sono state gettate a partire dal 1991, anno della pubblicazione di un numero speciale della rivista accademica americana Differences, curato da Teresa De Lauretis. Nell’introduzione, De Lauretis mette in luce la necessità di rifiutare l’eterosessualità come termine di paragone per tutti gli orientamenti, rendendo possibile l’idea di rielaborare il concetto stesso di sessualità e mettendo a punto un modo per poterla ripensare dalla base. Anche gli studi della teorica femminista Judith Butler sembrano aver fornito importanti argomenti alla costruzione del dibattito queer. In Questioni di genere: il femminismo e la sovversione dell’identità, Butler critica la tendenza a restringere il significato del termine «genere» alle categorie predeterminate di mascolinità e femminilità, evidenziando quanto una simile impostazione rischi di generare esclusioni e condurre all’omofobia.

Gli studi queer hanno avuto, tra le altre cose, un profondo impatto anche sul mondo della letteratura. Studi recenti, condotti principalmente in aria anglosassone, hanno ipotizzato la presenza di elementi riconducibili ai pilastri fondanti della teoria in alcuni capolavori della letteratura mondiale, prima tra tutti la Divina Commedia. Una lettura proposta da Mario Mieli, animatore del movimento omosessuale durante gli anni Settanta, porrebbe infatti l’accento sul modo in cui Dante giudica e tratta il tema della sodomia nel XV Canto dell’Inferno, soprattutto in relazione all’incontro con il suo Maestro Brunetto Latini: Mieli spianò la strada alla concettualizzazione di un vero e proprio Dante queer.

Un ulteriore esempio della nascita di una nuova sensibilità nei confronti della teoria è dato anche nel panorama delle serie televisive: la pluripremiata Pose, serie targata Netflix, fornisce un quadro variegato della cultura delle ballrooms newyorkesi negli anni Ottanta.

La creazione di uno spazio di dialogo aperto e inclusivo, in grado di coinvolgere al suo interno anche e soprattutto le sfere della cultura alta, si rivela essere, ora più che mai, una prerogativa, se non una necessità. L’apporto fornito alla teoria da parte degli studi queer e, più in generale, dagli studi culturali ci ricorda quanto cultura e identità vadano di pari passo e quanto quest’ultima si presenti differenziata e multiforme, nella consapevolezza che siano proprio le sue sfaccettature a dover essere valorizzate e tutelate.

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